“Sanità vibonese al collasso”, il Sumai lancia l’allarme

Il sindacato dei medici ambulatoriali denuncia «incapacità gestionali e un’assistenza sanitaria asservita ai bisogni della politica» rendendo noto lo sfogo di un medico ortopedico alle prese con liste d’attesa fino al 2019 

Il sindacato dei medici ambulatoriali denuncia «incapacità gestionali e un’assistenza sanitaria asservita ai bisogni della politica» rendendo noto lo sfogo di un medico ortopedico alle prese con liste d’attesa fino al 2019 

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«Mi trovo costretto a scrivere in qualità di rappresentante sindacale, in quanto a fronte di un incremento della domanda di salute sul territorio non corrisponde, a tutt’oggi, una risposta adeguata in favore delle persone assistite. Da anni, si parla di potenziamento delle cure primarie, di incremento della medicina d’iniziativa, di lavoro basato su team multi-professionali organizzati in rete, ma, nulla si muove». 

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È quanto afferma Bruno Risoleo, segretario provinciale del Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana (Sumai), in una nota inviata al direttore generale dell’Asp di Vibo Valentia, Angela Caligiuri, al commissario ad acta per il piano di rientro Massimo Scura e al direttore generale del Dipartimento tutela della Salute Riccardo Fatarella

«Sebbene le convenzioni siano state pensate e siglate per la realizzazione di tale nuovo modello di sanità – spiega Risoleo -, continua a esserci un’incapacità gestionale e una visione del tutto parcellare dell’assistenza sanitaria, asservita per lo più ai bisogni della politica e in danno della salute dei cittadini. Un modo di far politica vecchio e obsoleto che pensa erroneamente di raccattare il consenso dispensando favori, piuttosto che organizzando una sanità territoriale moderna, efficiente, efficace e di qualità. Nonostante la popolazione continui a invecchiare, non si discute su come organizzare e gestire le cure ai pazienti affetti dalle patologie croniche che da sole assorbono l’80-85 per cento dei fondi destinati alla sanità. I comuni cittadini continuano ad avere una percezione della sanità pubblica del tutto negativa e a fronte delle lunghe file da fare agli sportelli Asp, dei ticket da pagare, dei lunghi tempi di attesa per fruire delle prestazioni, si riversano, per bisogno, sulla sanità privata».

Pertanto, prosegue la missiva, «pur compartecipando alla spesa sanitaria, grazie alle maggiorazioni dell’aliquota Irap e dell’addizionale regionale Irpef, i cittadini calabresi attendono, inutilmente, un segnale di cambiamento. Come medico e segretario provinciale Sumai, oltre a cogliere questo malessere diffuso dei pazienti, colgo anche il disagio lavorativo dei colleghi operanti sul territorio. Solo per dare  contezza dell’entità del problema, recepisco e rendo pubblica l’accorata richiesta di aiuto recentemente inviatami da un collega ortopedico i cui tempi di attesa si attestano al marzo 2019. Occorre non indugiare oltre e intraprendere un radicale rinnovamento dell’organizzazione delle cure, riqualificando tempestivamente l’offerta dei servizi sanitari territoriali. Non si tratta di dover  spendere di più, ma di  saper organizzare e spendere meglio. La buona politica si misura dalla capacità di saper governare la sanità in una visione moderna e nell’interesse generale e il management aziendale non può non farsi interprete di tale irrinunciabile e indifferibile priorità».

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