sabato,Novembre 27 2021

Emergenza cinghiali, nuove adesioni per la manifestazione di giovedì a Vibo

La Cia-Agricoltori Italiani Calabria Sud ha annunciato che parteciperà alla protesta organizzata da associazione contadini Maierato comitato regionale per il contenimento del cinghiale. «I palliativi non servono, abbiamo bisogno di interventi straordinari immediati»

Emergenza cinghiali, nuove adesioni per la manifestazione di giovedì a Vibo
I cinghiali avvistati a Portosalvo

Cia-Agricoltori Italiani Calabria Sud ha comunicato la propria adesione e sostegno alla manifestazione di protesta per i danni cagionati dai cinghiali alle colture agricole organizzata per giovedì prossimo 30 settembre davanti alla Prefettura di Vibo Valentia. La confederazione – è scritto in una nota – «condividendo appieno le motivazioni che hanno portato gli agricoltori, ormai esasperati, ad indire l’ennesima manifestazione di protesta ricorda che la problematica dei danni nasce quando, al fine di soddisfare le ludiche richieste provenienti dal mondo venatorio, sono state effettuate ripetute campagne di immissioni con una specie alloctona, aventi dimensioni e prolificità elevate anche in territori dove il cinghiale non è mai esistito. I danni che questo animale “alieno” arreca con le sue scorribande notturne non solo alle colture ma anche all’ambiente sono incalcolabili. I cinghiali distruggono tutta la fauna che nidifica a terra; diverse specie stanno scomparendo o sono già scomparse. Siamo in stato avanzato di emergenza e i danni non hanno solo rilevanza economica, sociale e ambientale ma anche sanitaria (per i pericolosi focolai di malattie trasmissibili agli altri animali e agli umani di cui sono portatori) e di sicurezza pubblica. L’elevato numero stanno spingendo questi animali verso i centri abitati alla ricerca di cibo, basta leggere quotidianamente le agenzie di stampa che denunciano la loro presenza anche di giorno dai paesi montani alle marinate». [Continua in basso]

Cia-Agricoltori Italiani spiega che è da anni che denuncia ai vari livelli istituzionali (Stato, Regioni, Province, Prefetture, Parchi, ecc.) il peso di questi animali selvatici «nocivi» sul sistema agricolo e sul tessuto sociale delle aree rurali, chiedendo alla politica ed ai governi di mettere gli agricoltori nella condizione di raccogliere il frutto delle loro semine e delle loro fatiche. «Anni in cui – continua la nota – sono stati convocati più volte tavoli e riunioni promettendo sempre interventi, anche straordinari, che puntualmente non sono mai arrivati. La situazione è grave, insostenibile e non governata, si registrano incidenti ogni giorno. I provvedimenti finora adottati si stanno dimostrando inefficaci, non ci si può affidare al solo piano di selezione che la Regione Calabria ha messo in atto a macchia di leopardo senza nessun risultato concreto, vista la velocità di riproduzione che questi animali hanno. Tra le diverse richieste fatte ormai è urgente intervenire per eradicare questa specie nelle zone a vocazione agricola; attuare la turnazione annuale delle squadre nelle aree di caccia ed autorizzare l’autodifesa degli agricoltori che muniti di porto di fucile e licenza di caccia possono abbattere i cinghiali nei propri fondi, cosa ben diversa dai corsi di selettore per proprietari e conduttori di fondi che la Regione sta mettendo in campo e che servono per la caccia di selezione. Le risposte sono state evasive! Gli approfondimenti inappropriati! Servono interventi straordinari immediati. Ci è stato detto di cintare i campi e di lasciare i cinghiali scorrazzare e continuare a moltiplicarsi anche dove storicamente non si erano mai visti. Si è affidato ai cacciatori, una categoria sportiva, il compito di fronteggiare una situazione così complessa. Se oggi siamo costretti a parlare di emergenza significa che la gestione ed il sistema di caccia finora attuati sono stati inefficaci, hanno fallito! Quindi bisogna avere il coraggio di apportare delle sostanziali modifiche all’attuale sistema di caccia, tali misure potrebbero risultare impopolari ad alcuni, ma riteniamo che il cibo e l’incolumità fisica delle persone siano sempre un gradino più in alto! Poiché la situazione ormai è sfuggita di mano. È giunto il momento – è la conclusione – di affermare che i palliativi non servono».

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