mercoledì,Gennaio 19 2022

Anniversario morte di Natuzza, monsignor Nostro: «Mai avrei pensato di diventare suo vescovo»

Il 55enne presule miletese ha raggiunto la Villa della Gioia di Paravati a piedi, percorrendo da solo i tre chilometri che lo separavano dall’Episcopio

Anniversario morte di Natuzza, monsignor Nostro: «Mai avrei pensato di diventare suo vescovo»
Un momento della celebrazione eucaristica oggi a Paravati
L’arrivo alla Villa della Gioia

È giunto molto prima delle 10.30 monsignor Attilio Nostro a destinazione. E lo ha fatto percorrendo a piedi e con la sua borsa i tre chilometri circa che dalla propria abitazione, inserita nel nuovo Episcopio, lo separavano dalla spianata della Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” di Paravati. Tra i saluti dei tanti che, stupiti, lo hanno incrociato lungo il “percorso” e gli applausi finali di coloro che già si trovavano nella piazza antistante il sagrato della chiesa della Villa della Gioia, in attesa della celebrazione da lui presieduta in occasione del 12esimo anniversario della morte della Serva di Dio Natuzza Evolo. La sacra funzione all’aperto è stata preceduta dalla recita del santo rosario e dai saluti espressi al nuovo vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, dal neo rettore della chiesa padre Michele Cordiano. Alla messa hanno partecipato circa 2500 persone, provenienti anche da altre regioni d’Italia. Tra queste, i figli della Serva di Dio, Angela e Franco con i rispettivi familiari, il sindaco di Mileto Salvatore Fortunato Giordano e numerose altre autorità. [Continua in basso]

«È un giorno di gioia, che ne segue altri in cui sono venuto qui da pellegrino e mendicante – ha affermato il presule, nel corso della sua omelia pronunciata a braccio – pieno di dubbi o presunzione. Nei nostri due incontri con Natuzza abbiamo discusso di quanto possa essere difficile essere un sacerdote, ma mai avrei immaginato di diventare il suo vescovo. Tutto questo rappresenta per me una ragione di enorme grazia, il poter dare a questa Serva di Dio tutto l’amore, in risposta a quello datomi quando mi ha accolto. Spero che la sollecitudine e carità fraterna che mi ha voluto manifestare, possa trovare nel mio ministero una saggia e adeguata risposta». Monsignor Nostro si è quindi soffermato sui dubbi di chi pensa che Dio molte volte «si distrae, abbia fallito e non ci tratta tutti allo stesso modo, ad esempio quando vediamo una persona malata, disabile o morta. In questo senso – ha sottolineato – Natuzza è il segno e la prova in questa terra che tutto ciò non è vero e che Dio non si distrae, ma anzi ha un progetto per ognuno di noi. Potremmo riassumere così il senso del suo messaggio: “Tu non sei solo, Dio è accanto a te, ti conosce e non si è sbagliato con te. E allora siamo noi che, forse, abbiamo sbagliato nel dubitare del suo aiuto e scegliamo strade ingannevoli e la felicità futile e passeggera». [Continua in basso]

Dopo aver spiegato che non basta la preghiera, ma che serve vivere «in un contatto continuo con Dio dove la mediazione è soprattutto la sua parola», il vescovo ha additato proprio Mamma Natuzza quale «segno profetico della strada che noi siamo chiamati a percorrere». A seguire – dopo aver interloquito più volte e affabilmente con i presenti – ha chiesto di pregare per lui, «affinché il Signore possa illuminarmi e le mie scelte siano sempre alimentate dalla paternità e misericordia di Dio», e per la Villa della Gioia, «affinché presto la chiesa possa essere consacrata al culto». E, ancora, perché l’opera iniziata in questo periodo da monsignor Francesco Oliva, «attraverso il sigillo di questo accordo statutario meraviglioso e bellissimo che anche il Papa ha fortemente voluto», possa trovare in lui un coordinatore e possa essere «un segno di riconciliazione di una storia faticosa, a volte imperscrutabile e incomprensibile, che in qualche modo avete e abbiamo vissuto in questi anni. [Continua in basso]

Il Signore si imponga nel mio cuore e in quelli di coloro che collaboreranno con me per questa intenzione – ha aggiunto – affinché questo santuario possa diventare ciò che era ed è nel cuore di Dio, un posto dove le anime possano trovare rifugio, gli assassini riconciliarsi con Dio, pentirsi, ravvedersi e confessare, un posto dove i delinquenti possano capire che esiste un’alternativa al delinquere, dove marito e moglie si possano riconciliare, i ragazzi lottare per un mondo nuovo e i sacerdoti ritrovare la propria vocazione, la radice di quell’amore che li ha portati a rinunciare a tutto per lui, Io spero – ha concluso – che varcata quella porta che indica la misericordia di Dio, la gente possa uscire di là dicendo: “Il Signor ha parlato al mio cuore”». Il presule ha presieduto la celebrazione eucaristica utilizzando un calice in legno realizzato e donato anni fa alla mistica di Paravati da suo padre.

A conclusione della messa il presidente della Fondazione Pasquale Anastasi ha voluto ringraziare il presule per aver ravviato il percorso interrottosi sul tema delle riforme dello statuto oltre tre anni fa. «Abbiamo accettato quanto la Chiesa ci ha suggerito – ha spiegato – e confermiamo fermamente l’intento di proseguire nella Chiesa e con la Chiesa, come ha sempre fatto Mamma Natuzza».

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