giovedì,Settembre 29 2022

A Tropea una messa per ricordare il Beato Francesco Mottola a 121 anni dalla nascita

Il sacerdote era nato nella cittadina costiera il 3 gennaio del 1901. A presiedere la celebrazione monsignor Attilio Nostro

A Tropea una messa per ricordare il Beato Francesco Mottola a 121 anni dalla nascita

A distanza di pochi mesi dal grande evento della beatificazione, la comunità di Tropea si è ritrovata insieme nella Concattedrale per fare festa, nel giorno in cui si ricorda il compleanno del Beato Francesco Mottola, nato a Tropea il 3 gennaio 1901.
Pur contrassegnata dalle limitazioni legate alla pandemia, la celebrazione ha visto la partecipazione numerosa di tanti fedeli, provenienti anche da diverse zone del vibonese. Presenti al sacro rito il sindaco Giovanni Macrì insieme ai componenti della giunta comunale e la famiglia degli Oblati e Oblate del Sacro Cuore. A presiedere la santa messa, il vescovo Attilio Nostro, attorniato da diversi sacerdoti oblati e delle parrocchie limitrofe. [Continua in basso]

All’inizio della celebrazione, è toccato al fratello maggiore dei sacerdoti Oblati, don Francesco Sicari porgere i saluti introduttivi. «Oggi è una giornata di festa per la famiglia oblata, per la nostra città di Tropea, per la chiesa diocesana – ha affermato don Sicari – Festeggiamo il compleanno del Beato Francesco Mottola, nato il 3 gennaio 1901. È un momento di luce e di grazia che dà inizio a questo nuovo anno 2022, che è l’anno commemorativo della beatificazione».  Don Sicari ha voluto sottolineare come  la beatificazione non sia stata «solo un momento celebrativo da collocare come ricordo del passato, ma un evento di grazia attraverso cui il Signore ci ha parlato, nella testimonianza di fede e di amore credibile della vita del nuovo Beato».  Guardando avanti, il sacerdote ha invitato tutti i presenti «a ripartire, per comprendere e rileggere il carisma oblato e declinarlo nelle modalità nuove che lo Spirito Santo susciterà per il bene di ciascuno, in questo tempo della storia, senza paura di osare e andare oltre i nostri schemi mentali e spirituali».

«Che cosa cercava la gente quando andava ad incontrare don Mottola?», si è chiesto monsignor Nostro nella sua omelia. Nelle parole di consolazione, nelle risposte che il Beato Francesco ha saputo elargire alle centinaia di persone di ogni ceto sociale che ogni giorno desideravano incontrarlo, egli, ha detto il vescovo, donava il senso profondo della vita, perché  «la nostra preoccupazione più grande oggi non è quella di stare bene e di cercare il benessere materiale, ma è guadagnare la vita eterna». Questa è la ricchezza più grande che il Beato Mottola, ha scoperto e che ha saputo consegnare con la sua vita. Don Mottola, per il vescovo,  è stato una finestra aperta sul cielo e come Lui deve esserlo il cuore di ogni sacerdote e di ogni cristiano. Al termine della celebrazione il presule si è fermato davanti al sepolcro del Beato per un momento di preghiera e di venerazione.

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