lunedì,Giugno 27 2022

Povertà e disagio sociale, a Pannaconi la casa di carità accoglie il grido di aiuto degli ultimi

L’azione del parroco don Felice Palamara a tutela delle famiglie in difficoltà: «Non possiamo voltarci dall’altra parte, facciamo il possibile per aiutare»

Povertà e disagio sociale, a Pannaconi la casa di carità accoglie il grido di aiuto degli ultimi

«Vivono la povertà con dignità. Se le incontri per strada sorridono e non lasciano trasparire nessuna difficoltà, ma come parroco, come comunità non possiamo fare finta di niente, dobbiamo aiutarli». Don Felice Palamara, parroco di Pannaconi, frazione di Cessaniti spiega così la situazione di disagio in cui versano diverse famiglie del territorio. Sono molti, infatti, i nuclei in crisi, con la pandemia che ha acutizzato le difficoltà per molte famiglie, mentre la carenza di lavoro ha aggiunto ai poveri nuovi poveri. E così, portare il pane a tavola, in diverse aree del Vibonese, diventa quasi un’ impresa: «Si fa fatica ad andare avanti e cerchiamo di dare supporto – spiega il parroco – di fornire cibo e vestiario ai nuclei meno abbienti». Ma l’azione della parrocchia non si ferma qui. La Casa della carità fin dalla sua costituzione ha accolto diverse persone in difficoltà: «Oggi ospitiamo una ragazza incinta e un giovane. Sono storie di difficoltà ma anche di rinascita», aggiunge don Felice. [Continua in basso]

La piccola Betlemme

La piccola Betlemme non è altro che la casa canonica, la casa di Vincenzina donata alla parrocchia trasformata in casa della carità che accoglie i senza nessuno, coloro che sono stati abbandonati da tutti, cioè coloro che vengono considerati gli scarti della società. Spiega don Palamara: «Non è un ospizio, ma una casa di primo soccorso, una casa dove si respira un clima familiare, quell’affetto che molte persone non hanno mai avuto. Accogliamo tutti ed ogni persona è speciale in quanto dono di Dio. Ognuno con la sua storia, sapendo che nessuno di noi è perfetto». [Continua in basso]

Gli aiuti per le famiglie in difficoltà

«Come casa della carità accogliamo tante richieste di aiuto, provenienti anche da altri paesi. In tanti bussano alle nostre porte mentre altre situazioni di disagio restano più nascoste. Per paura, per vergogna, per il timore del giudizio altrui. In queste ultime settimane – confessa don Felice – mi sono ritrovato dinnanzi a una situazione familiare davvero difficile. Quattro persone del luogo vivono in un contesto abitativo degradato, una casa-tugurio. Da parte loro, nessuna richiesta d’aiuto. Ma come parrocchia ci stiamo mobilitando affinché tutti possano vivere in locali dignitosi. Le risposte da parte dei cittadini non sono mancate, c’è chi aiuta donando generi alimentari, chi vestiario. Possiamo e dobbiamo fare di più. Non serve – commenta infine il parroco- inginocchiarsi di fronte al crocifisso di legno se poi c’è indifferenza dinanzi al crocifisso di carne, se poi non sappiano ascoltare il grido: ho sete, bisogno di aiuto». Quanti desiderano contribuire, potranno contattare direttamente il parroco di Pannaconi anche attraverso i canali social.

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