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Restaurata l’antica fontanella del porto di Vibo Marina, silenziosa testimone della storia dello scalo

Era stata installata nel 1959 dal primo meccanico navale della zona portuale Franco Pisani

Restaurata l’antica fontanella del porto di Vibo Marina, silenziosa testimone della storia dello scalo

Nel corso dei suoi 65 anni di vita se ne sono serviti un po’ tutti: pescatori, marinai delle navi, diportisti, lavoratori del porto e anche i fruitori delle vicine spiagge per trovare sollievo nelle torride giornate estive. Ora, completamente rinnovata, la fontanella continua svolgere la sua funzione per quanti se ne vogliono servire. Era stata installata nel 1959 dal primo meccanico navale del porto di Vibo Marina, Franco Pisani, che l’aveva piazzata di fronte alla sua officina con lo scopo di offrire un servizio per la comunità.

Da allora è sempre lì, un pezzo di storia che arricchisce un luogo iconico. Tutto ebbe inizio nel 1943 quando Giuseppe Pisani ( cl.1877) , subito dopo la guerra, intuisce l’importanza di aprire, insieme ai figli Vincenzino e Franco, una nuova officina di riparazione e realizzazione di componenti per motori marini a Porto Santa Venere, prima sul corso M.Bianchi e successivamente spostandola sul molo Bengasi. Sarà poi il figlio maggiore, Franco, a prendere le redini dell’officina a cui darà grande impulso, forte anche dell’esperienza maturata durante la prigionia in un campo di concentramento tedesco dove era stato internato dopo l’8 settembre insieme ad altri militari italiani e da dove sarebbe riuscito ad uscire vivo grazie alle sue competenze di meccanica, che gli consentirono di essere utilizzato nelle officine salvandosi dagli stenti e dai maltrattamenti a cui erano sottoposti gli altri prigionieri. All’epoca il porto rappresentava uno scalo importante per l’economia calabrese. Si imbarcava il legname delle Serre, si esportava olio, vino, agrumi e veniva sbarcato carbone, farina, sabbia pozzolanica per il cementificio, legname dalla Romania, tonno di provenienza oceanica, pesce essiccato dall’ Islanda. Nel porto arrivarono prima i velieri, poi i vapori, quindi le motonavi, mentre le barche a remi dei pescatori venivano sostituite da motobarche ( la prima fu la “Caterina” della tonnara di Bivona). Anche sulla banchina le merci non sono più portate da carri trainati da buoi, ma dai primi motocarri. Un salto indietro che porta a un tempo in cui le fontanelle erano diffuse e garantivano a tutti l’accesso alla risorsa naturale più importante. Una presenza che serve anche da monito: poter disporre, oggi, di una rete di fontane pubbliche potrebbe servire ad allontanare la cultura dell’usa e getta e delle bottiglie di plastica.

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