Lavori nel centro storico, il Comune inizi ad ascoltare le associazioni

Antonio D’Agostino, portavoce del Forum, si rivolge all’amministrazione chiedendo la modifica di un cantiere e maggiore coinvolgimento: «Perché non destinare un immobile per i sodalizi cittadini?»
Antonio D’Agostino, portavoce del Forum, si rivolge all’amministrazione chiedendo la modifica di un cantiere e maggiore coinvolgimento: «Perché non destinare un immobile per i sodalizi cittadini?»
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L’istituzione dell’assessorato alla Cittadinanza attiva, nella persona di Domenico Primerano, è certamente bene augurante e testimonia la volontà di questa amministrazione di cambiare registro, coinvolgendo i cittadini e le cittadine di buona volontà nelle scelte che andrà ad operare, stilando un programma e delle linee guida condivisi, con la consapevolezza che solo una partecipazione attiva e democratica può portare energie e risorse nuove a un comune, in profonda crisi finanziaria, che per troppi anni ha mortificato sistematicamente tale coinvolgimento. Dico questo a ragion veduta, essendo parte attiva dell’associazione CittAperta e del Forum delle associazioni vibonesi che, nel corso di dieci anni circa, ha condotto numerose battaglie in difesa dei beni comuni, materiali e immateriali, trovando dall’altra parte (invece che dalla propria) amministrazioni pro-tempore che, spesso, mostravano o di non gradire le nostre iniziative o, forse peggio, di offrire una disponibilità soltanto formale

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Partendo da ciò, mi permetto di proporre due cose che, secondo me, possono subito dare concretezza a questo percorso appena iniziato. La prima è che il riconoscimento dell’importanza dell’associazionismo ha bisogno di segnali forti. Uno di questi potrebbe essere quello di destinare un immobile comunale proprio alle associazioni, come d’altronde avviene da tempo in molti altri contesti. È possibile? Un altro potrebbe essere quello di stipulare dei protocolli d’intesa con i sodalizi, tenendo conto dei loro singoli campi d’azione. Protocolli che sono stati fatti anche in passato, ma che sono diventati carta straccia nel giro di qualche settimana. Uno di questi, firmati da noi con almeno tre sindaci succedutisi nel tempo, riguardava la gestione delle opere pubbliche. Stabiliva che l’amministrazione, già nella fase di ideazione di un’opera (possibilmente utilizzando il concorso d’idee) assumesse l’impegno di coinvolgere tutti i portatori d’interesse affinché venissero condivise scelte che per loro natura incidono sulla qualità delle nostre vite quando non su quelle di chi verrà dopo di noi. Tutto cestinato. Quello che ora vediamo in giro – di improbabile quando non orrido, fatta qualche debita eccezione – testimonia l’improvvida scelta di un’altra strada: quella secondo la quale il sindaco, l’assessore e il progettista di turno, diventano – sia pure pro-tempore ma con effetti dannosi a lungo termine – i titolari unici e incontrastati di scelte che dovrebbero riguardare tutti. Potrei fare un lungo elenco, ma lo evito per carità di patria.

Mi interessa piuttosto far porre l’attenzione a ciò che sta avvenendo in un cantiere aperto di recente nella città e precisamente nella zona Carmine. Nel suolo di risulta della demolizione del palazzo settecentesco di proprietà Gasparro, avvenuta quando queste operazioni andavano molto di moda, si stanno eseguendo dei lavori di sistemazione di tale area il cui progetto era stato oggetto di numerose osservazioni da parte del nostro Forum durante l’amministrazione Costa. Orbene, dette osservazioni avevano trovato l’attenzione dei nostri interlocutori di allora, che avevano preso l’impegno di tenerne conto nella fase di redazione del progetto esecutivo. Sono poi passati tre anni senza che venisse dato alcun seguito a detto impegno. Rinvii su rinvii, col rischio della perdita del finanziamento. Ora naturalmente i tempi stringono e le scadenze incombono. Morale del discorso: per l’ennesima volta viene trasformato uno spazio molto importante nel cuore del centro storico senza alcun coinvolgimento dei residenti. Se poi entriamo nel merito dell’intervento, dico soltanto che non è assolutamente comprensibile l’idea che sta alla base del progetto, che sembra voler cercare un compromesso tra l’immagine e la funzione dell’area, non riuscendo però a trovare né l’una né l’altra. Se questo fosse soltanto il mio parere, peccherei di presunzione. Si dà il caso invece che queste considerazioni accomunano molti abitanti del quartiere e non solo. Sembrerebbe quasi che nessuno di quelli che stanno operando trovi il bandolo di ciò che sta realizzando. La questione è stata peraltro posta ai vari referenti e la risposta è stata soltanto una: il progetto non può essere modificato. Risposta poco convincente se si pensi che ben altre varianti sono state eseguite in altri interventi, varianti che forse e senza forse andavano oltre i limiti concessi dalla normativa. Mentre nel caso specifico potrebbero, a mio avviso, sarebbero perfettamente legittime e compatibili col quadro economico. Potrebbe allora essere questo un primo banco di prova per la nuova amministrazione. E un importante atto di coerenza con il nuovo corso che essa intende inaugurare.

Antonio D’Agostino

Portavoce Forum delle associazioni vibonesi