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Dinami, la festa della Madonna della Catena tra storia e devozione. Don Rocco: «Ogni anno accogliamo 10mila fedeli»

Le origini del culto e i racconti tramandati dagli anziani del paese che si fondono con la storia locale. Il rettore del Santuario: «Qui arrivano pellegrini da ogni dove. Vengono a piedi, in bici, a cavallo, in auto o con i bus»

Dinami, la festa della Madonna della Catena tra storia e devozione. Don Rocco: «Ogni anno accogliamo 10mila fedeli»
Foto degli anni passati dei festeggiamenti

«La devozione nei riguardi della Madonna della Catena è molto sentita a Dinami e non solo. Ogni anno accogliamo, in tre giorni, circa 10mila fedeli. Vengono a piedi, in bici, a cavallo, in auto, con gli autobus». Don Rocco è immerso nei preparativi per i festeggiamenti che, nel piccolo centro dell’entroterra vibonese, si concluderanno il 14 luglio al termine di intense giornate di preghiera. Festeggiamenti che animano per settimane il paese e mobilitano decine di comunità vicine e lontane.

Pellegrini da ogni angolo del Vibonese e non solo

Il Santuario infatti richiama pellegrini da ogni angolo della provincia e non solo: «Giungono a piedi delegazioni da 16 paesi, tra cui Mileto, Paravati, Fabrizia, San Calogero, Rombiolo, Cassari, per citarne alcuni. Anche Natuzza Evolo omaggiava la Madonna in occasione della festa. In generale – aggiunge poi il rettore del Santuario – durante l’intero mese di luglio, dedicato alla Madonna, si susseguono gruppi di fedeli da ogni dove». Per i giorni che anticipano la domenica di festa, ovvero 12,13 e 14 luglio, il Santuario resta aperto anche nelle ore serali (prevista solo una breve pausa di chiusura dalla 2 alle 4 di notte).

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Il culto della Madonna della Catena, le origini

Ma come nasce e come si è sviluppato il culto a Dinami? Le radici sono antiche e, negli ultimi anni, è stato possibile ricostruire tasselli di storia e identità locale. Don Rocco entra nel dettaglio: «Fino a qualche tempo fa si pensava che la devozione verso la Madonna con il titolo della Catena facesse riferimento ad un evento miracoloso avvenuto intorno al 1300 a Palermo. Qui, secondo i racconti, un gruppo di schiavi condannati a morte si ripararono in una chiesa. Cercavano rifugio da un temporale. Il gruppo iniziò a pregare ardentemente la Madonna delle Grazie, cui la chiesa era dedicata, e vennero liberati dalle catene. L’eco del prodigio raggiunse ogni angolo della Sicilia per poi diffondersi nel Regno delle Due Sicilie e quindi in Calabria».

La statua della Madonna della Catena di Dinami

Don Rocco, però, qualche anno fa intese indagare meglio le origini della devozione nel comprensorio vibonese: «Sicuramente quanto accaduto in terra siciliana contribuì e rinvigorire il culto ma qui la devozione risulta precedente all’anno mille. Nella prima cattedrale realizzata a Mileto da Ruggero, infatti, la famiglia Lacquaniti fece costruire una cappella dedicata alla Madonna della Catena. Questo aspetto -evidenzia il rettore del Santuario – mi ha incuriosito. In una cattedrale latina si inserisce un culto di derivazione “popolare”, perché? Qualcosa di prodigioso era accaduto anche nei nostri territori. Così ho cercato riscontri nelle leggende che un tempo si tramandavano in paese. Leggende che quasi sempre hanno fondamenta storiche. Ebbene, i centenari raccontavano una storia diversa da quella di Palermo. Pare infatti che alcuni saraceni – parliamo del periodo tra 800/900 – raggiunsero il paese e, allo scopo di venderli come schiavi, prelevarono bambini, ragazzini. Nel bosco, tuttavia, apparve la Madonna che spezzò le catene permettendo loro di tornare a casa. I mori invece se ne andarono senza farvi più ritorno». Per don Rocco, i riferimenti alla storia locale sono stati immediati: «Effettivamente ci fu un tempo in cui Nicotera e Tropea ricoprirono il ruolo di “califfati”. A Mileto vi era invece una “stazione”. I saraceni, nelle loro escursioni, erano soliti portare via ragazzini da vendere come schiavi a Tropea. La nostra statua della Madonna della Catena, non a caso, raffigura oltre la Vergine e il Bambino, un bambino in catene».      

Il “richiamo” della statua della Madonna della Catena

Immagine dell’antica statua

La statua oggi custodita e venerata a Dinami non è l’antica effigie: «È plausibile che originariamente sia stata venerata una icona, poi andata perduta. Venne così realizzata una statua tra 1500/1600 di cui non resta che un’immaginetta. C’è una particolarità. Lo schiavo ai piedi della Madonna è un etiope, porta capelli rasati e un codino. Probabilmente questa statua venne distrutta in qualche incendio o qualche terremoto. Quindi ne venne realizzata una seconda e poi una terza che è quella ad oggi giunta a noi. Quest’ultima statua venne realizzata – sottolinea don Rocco – in legno di tiglio nell’Ottocento da (così riferisce la tradizione orale) Giuseppe De Lorenzo (la sua immagine riportata nella foto in copertina) e il padre Domenico». C’è una curiosità che lega la sacra effigie ai suoi devoti: «I nostri boschi sono ricchi di tiglio, albero che fiorisce proprio nel periodo estivo. Un profumo che “invade” anche il paese. Per tale ragione, gli abitanti di Dinami, gli ammalati nelle loro case, sentono l’odore del tiglio e lo collegano alla festa della Madonna. Insomma – conclude – l’arrivo del 14 luglio è anche “nell’aria”».

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