Mileto dà l’estremo saluto a Nino Varì, bandiera del calcio e maestro di vita

Il ricordo di chi ha avuto l’onore di giocare, segnare e imparare tanto da colui che resterà nei cuori dei miletesi per le grandi lezioni, non solo sportive, che ha saputo impartire
Il ricordo di chi ha avuto l’onore di giocare, segnare e imparare tanto da colui che resterà nei cuori dei miletesi per le grandi lezioni, non solo sportive, che ha saputo impartire
Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria

È un tiepido sole autunnale quello che batte, oggi, sul campo di pallone di Mileto. Un sole che  scalda i volti ma non i cuori di quelle generazioni di ragazzi, come la mia, che hanno tirato i primi calci ad un pallone proprio sul polveroso comunale di Mileto, grazie a mister Nino Varì. Nino non c’è più. Il suo cuore generoso e passionale ha cessato di battere. Il nostro allenatore ci ha lasciati. Ha preso il fischietto (con il quale cadenzava il ritmo delle partite in allenamento), le magliette intrise di sano sudore, la rete con i palloni di corazza consumata ed è uscito per l’ultima volta dagli spogliatoi. Spegnendo i riflettori dello stadio. Spegnendo le luci su quel calcio, bello e pulito, che lui ha insegnato e che noi abbiamo amato. Quel calcio che ormai volge al tramonto, proprio come il tiepido sole autunnale che, in questo triste giorno, va, via via, affievolendosi su una Mileto che – unita nel dolore – piange la scomparsa di una persona buona qual era Nino Varì.

Informazione pubblicitaria

In un tumulto di emozioni ricordo il primo allenamento con il mister al campo sportivo, nella metà degli anni 80, avevo 12 anni. “In che ruolo giochi?” mi chiese. Ed io, che al massimo avevo giocato per le vie del paese, ma volevo emulare i dribbling del mio idolo calcistico, Bruno Conti, gli risposi timidamente: “ala destra”. Venne, quindi, il giorno del debutto con gli Esordienti, a Vibo Marina, sul campo con l’erbetta (cosa rara a quei tempi) della Nuova Pignone. Negli spogliatoi nell’annunciare la formazione titolare, anziché darmi la numero 7, dell’ala destra (allora ad ogni ruolo corrispondeva un numero di maglia ben preciso), mi assegnò la 9 del centravanti. “Vedrai, – mi disse mister Varì, guardandomi con il suo sguardo benevolo ma al contempo con l’autorevolezza di chi non ammetteva repliche – in questo ruolo ti esprimerai al meglio e segnerai un sacco di gol”.

E così fu, quel giorno segnai, nei minuti finali, il gol della vittoria per  2 a 1 e, negli anni a seguire, tanti altri gol che mi consentirono di guadagnarmi la maglia da titolare della rappresentativa provinciale Giovanissimi e Allievi. Grazie alla saggezza umana e calcistica di Nino, vincemmo il campionato Esordienti, due campionati nella categoria Giovanissimi e disputammo un gran bel torneo con gli Allievi regionali, competizione, quest’ultima, che ci vide contrapposti a squadre del calibro della Reggina. 

Ma Nino Varì, al di là dei meriti sportivi, è stato principalmente un «un maestro di vita», come ha ben scritto su Facebook, Giuseppe Di Pietra, mio amico e compagno di tante battaglie sui campi di calcio di mezza Calabria. «Grazie mister per le lezioni di vita che ci hai impartito. Per tutti gli insegnamenti che ci hai regalato, così, a perdere, senza nessun ritorno. Perché lo sentivi nel cuore ciò che facevi, in quel cuore che oggi ti ha tradito, e ha lasciato basiti tutti quelli che ti hanno conosciuto, apprezzato e amato. Grande è il patrimonio che lasci alla tua famiglia e a tutta la comunità – ha, quindi, asserito Giuseppe Di Pietra nella chiosa finale del suo ultimo pensiero a mister Varì -. Sei riuscito in ciò dove tutti hanno fallito: a far giocare a calcio e a far vincere campionati anche al sottoscritto, pensa un po’ Nino! Ciò è accaduto – ha infine evidenziato Di Pietra – perché per poter essere titolare nelle tue squadre, prima che essere bravi a giocare, occorreva essere rispettosi ed educati, non fumare e non bere. Non ti dimenticherò mai mister, con te se ne va una parte della mia spensierata adolescenza».  

Parole dettate dal cuore quelle di Giuseppe e condivise da quanti hanno avuto il privilegio di percorrere insieme a Nino Varì un tratto importante del proprio percorso umano. Perchè Nino – come cantava De Gregori – non ha avuto “paura di sbagliare” e di tirare i calci di rigore che la vita gli ha posto davanti. E ha insegnato alle persone a lui care che “non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”; che si giudica un uomo. “Un giocatore – così come l’uomo – lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”. Quella fantasia, quelle emozioni, quella gioia di vivere una passione che Nino Varì ha donato a tutti quanti noi con il suo alto e indimenticabile esempio.

Pasquale Petrolo