Mileto ricorda il terremoto del 1783 che cambiò la storia della città

Dopo il sisma che provocò 43 morti tra la popolazione locale, il centro venne ricostruito a distanza di due chilometri sancendo, di fatto, la fine dell’urbe edificata nell’anno mille da Ruggero d’Altavilla
Dopo il sisma che provocò 43 morti tra la popolazione locale, il centro venne ricostruito a distanza di due chilometri sancendo, di fatto, la fine dell’urbe edificata nell’anno mille da Ruggero d’Altavilla
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Il 5 febbraio rimane una ricorrenza impressa a caratteri cubitali nella memoria dei miletesi. Nel 1783 di questo stesso giorno la comunità ha vissuto uno dei momenti più tragici della sua storia: 237 anni fa il terribile terremoto che ha dilaniato una vasta parte del territorio calabrese. Un evento che a Mileto, tuttavia, ha contribuito a cambiare il corso della storia. Qui, infatti, gli abitanti sono stati addirittura costretti ad abbandonare la vecchia città e a ricostruirla a due chilometri di distanza, in località “Villa del vescovo”, dove si trova attualmente. Una decisione che ha sancito, di fatto, la fine dell’urbe che circa 700 anni prima era stata elevata da Ruggero I D’Altavilla a capitale della propria contea normanna, nell’ambito del processo di rilatinizzazione del sud Italia. Il terremoto sopraggiunse poco prima delle 13 – allora come oggi di mercoledì – e in meno di due minuti rase al suolo gran parte degli edifici, provocando la morte di 43 miletesi. Tra questi, la figlia del nobile Piperni, uccisa dal crollo del palazzo di famiglia situato a pochi metri dalla cattedrale.

A descrivere quei concitati e drammatici momenti, Ignazio Piperni nelle sue “memorie inedite”. Constatati i danni e fatti i conti con gli ennesimi lutti provocati dal ripetersi degli eventi tellurici, come detto i miletesi decisero di spostarsi e ricostruire la città in un luogo più sicuro e tranquillo. Per farlo, viste anche le criticità del momento dal punto di vista economico, cercarono di utilizzare quanto più possibile “offrivano” i resti dei palazzi e delle chiese del vecchio abitato. Il materiale fu trasportato a fatica su carri di buoi e con altri mezzi di fortuna, tant’è che il borgo più antico della nuova Mileto ricade proprio nell’area della chiesa della Cattolica e della via Saccari, quella più vicina all’ex capitale normanna. Oggi di quell’urbe ruggeriana, almeno al di sopra del terreno, rimane solo un’esile testimonianza. I ruderi della maestosa abbazia della Santissima Trinità, del seminario, della cattedrale e di altri edifici sparsi qua e là in quell’area. Tracce di storia, tuttavia di inestimabile valore, da qualche decennio fortunatamente inglobate nel Parco archeologico “Monsignor Antonio Maria De Lorenzo”, unico di epoca medievale in Calabria.

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