Mileto, la villa comunale sarà intitolata a padre Raffaele De Lorenzo

Missionario scalambriniano, morto prematuramente nel 2007, il religioso è da tutti ricordato per il grande spessore umano e per la profonda testimonianza di fede
Missionario scalambriniano, morto prematuramente nel 2007, il religioso è da tutti ricordato per il grande spessore umano e per la profonda testimonianza di fede
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La villa comunale di Mileto
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Sarà intitolata a padre Raffaele De Lorenzo la Villa cittadina di Mileto. L’idea è dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Salvatore Fortunato Giordano, che nelle scorse ore ha inoltrato la relativa pratica alla Prefettura di Vibo Valentia.

L’avvio della procedura giunge in concomitanza con la ricorrenza del 13esimo anniversario della morte dell’amato missionario scalabriniano, avvenuta il 20 febbraio del 2007. All’epoca padre Raffaele aveva 37 anni. A strapparlo alla vita, un male incurabile, affrontato sino all’ultimo istante in pieno spirito di affidamento a Dio, così come ebbe a dire in occasione del decimo anniversario della sua dipartita terrena l’arcivescovo metropolita di Lecce monsignor Domenico Umberto D’ambrosio. [Continua]

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Il compianto padre Raffaele De Lorenzo

All’epoca, il missionario scalabriniano svolgeva la sua opera proprio in Puglia. Figlio prediletto della città di Mileto, padre De Lorenzo, cresciuto sotto l’egida spirituale del grande sacerdote Agostino Celi, nell’arco dei suoi anni di apostolato all’interno della Chiesa si è contraddistinto per le opere di bene, per l’umiltà e per la profonda testimonianza di fede cristiana elargita a piene mani, soprattutto nei confronti dei giovani e dei migranti.​ Il religioso ha lasciato una traccia indelebile del suo operato, non solo nell’ambito della congregazione d’appartenenza, ma anche tra la cittadinanza miletese e tra tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incontralo nell’arco della loro vita. Il motto che ha fatto da guida del suo percorso terreno è stato: “Oltre le nuvole c’è sempre il sole, l’amore non dice mai… basta!”. Una frase significativa, che da sola contribuisce a far capire lo spessore umano e l’elevato grado di santità del missionario miletese, non a caso conosciuto nel suo campo di missione con il tenero appellativo: “Il sorriso di Dio”.