Feltri e i “meridionali inferiori”, è un edicolante di Filadelfia l’autore della locandina virale

Enzo Provenzano ha lanciato la provocazione anti-Libero, condivisa in poche ore da decine di colleghi e, sul web, da migliaia di utenti. «Questo giornale vende pochissimo - ha detto al Vibonese - ma ho voluto comunque dire la mia»
Enzo Provenzano ha lanciato la provocazione anti-Libero, condivisa in poche ore da decine di colleghi e, sul web, da migliaia di utenti. «Questo giornale vende pochissimo - ha detto al Vibonese - ma ho voluto comunque dire la mia»
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Enzo Provenzano nella sua edicola
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La locandina che ha fatto il giro del web

Un edicolante di Filadelfia. È lui l’autore della locandina che lancia la protesta contro il quotidiano Libero adottata in poche ore da molti altri colleghi in Calabria e divenuta virale sul web. “In questa edicola – ha scritto – da oggi non è più in vendita il quotidiano Libero. Essendo meridionali inferiori, non siamo in grado di comprendere gli arguti articoli di questa testata giornalista indipendente. Ci voglia scusare il direttore Feltri”. Enzo Provenzano ha voluto così lanciare un’intelligente provocazione in risposta alle esternazioni televisive del direttore di Libero Vittorio Feltri che, in una trasmissione Mediaset, aveva etichettato senza troppi giri di parole i meridionali come “inferiori”.

Un messaggio ironico, quello dell’edicolante vibonese, e al tempo stesso efficace che ha suscitato curiosità e interesse, finendo per essere condiviso migliaia di volte sui social e divenendo il simbolo dell’indignazione suscitata al Sud dalle parole del giornalista lombardo. Tra quanti hanno riproposto la sua locandina esprimendo consenso, solo per citarne alcuni, anche giornalisti come Andrea Scanzi e scrittori come Gianrico Carofiglio, ma migliaia sono state le reazioni di semplici cittadini che hanno fatte proprie le parole di Provenzano. Basti pensare che il post con la locandina condiviso dall’edicolante sulla sua pagina Facebook ha raggiunto in poche le 10mila condivisioni.

«Dopo che ho sentito lo sproloquio fatto da questo signore – ha riferito Provenzano a Il Vibonese -, ho avvertito un senso di rabbia ed è stato quasi un gesto istintivo esprimere il mio dissenso ma mai avrei pensato di scatenare tutta questa attenzione mediatica. Ho solo postato l’immagine su Facebook e, in poche ore, tantissimi colleghi mi hanno contattato per chiedermi di avere anche loro la locandina. Anche questa mattina un collega di Vibo Marina mi ha chiamato per aderire alla protesta. Che poi non è nemmeno una protesta, visto che di questo giornale vendevo sì e no una copia ogni due giorni. Ho voluto però dare un segnale, una provocazione». [Continua]

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Dilaga la protesta degli edicolanti contro Feltri

Provenzano ammette che le parole di Feltri, sulle quali in poco tempo si è scatenato un irrefrenabile dibattito, potrebbero anche rispondere ad una strategia di “distrazione di massa”. «Di certo il contesto politico in cui gravita – spiega – si presta a questa lettura: è probabile che la sua uscita serva a nascondere chissà quale marachella della sua fazione politica. Lui però non è nuovo però ad esternazioni razziste, e penso dunque che la cosa non vada sottovaluta. Anzi, mi auguro che questo episodio serva a stigmatizzare questo tipo di stampa. Il giornalismo, se fatto con coscienza, è uno dei mestieri più nobili che ci siano e nel nostro piccolo possiamo dare un contributo, iniziando a mettere un freno allo pseudo-giornalismo. A me non interessa boicottare Libero – ribadisce – ma mi sono sentito in dovere di fare un gesto di protesta che dovrebbe dare un “la” ad un’azione comune contro questo tipo di giornalismo».

E, in tal senso, decine sono anche le prese di posizione del mondo politico e del giornalismo. Esposti e querele nei confronti di Feltri sono stati annunciati da più parti e anche il Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti si è espresso annunciando l’avvio di un’azione legale. Intanto, l’interessato, attraverso il suo giornale, ha risposto al vicepresidente della Regione Calabria, il leghista Nino Spirlì, che gli aveva indirizzato una lettera. Una replica che, stante il boicottaggio delle edicole, in Calabria in pochi leggeranno.