Revoca del decreto di religione alla Fondazione voluta da Natuzza, ancora un rinvio

La Congregazione per il clero del Vaticano è chiamata a pronunciarsi dopo la decisione presa dal vescovo di Mileto a seguito delle mancate riforme dello statuto
La Congregazione per il clero del Vaticano è chiamata a pronunciarsi dopo la decisione presa dal vescovo di Mileto a seguito delle mancate riforme dello statuto
Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria

Ancora un rinvio. Sta diventando una “storia infinita” la vicenda della pronuncia sul ricorso presentato tempo fa dalla Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” di Paravati alla Congregazione per il clero, teso ad annullare la revoca del decreto di religione e di culto attuata nei suoi confronti dal vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea monsignor Luigi Renzo, nell’ambito delle mancate riforme statutarie da lui richieste. Nelle scorse ore, infatti, alle parti interessate è giunta la lettera con cui l’organismo vaticano, guidato dal cardinale Beniamino Stella e deputato ad esprimersi sulla questione, annuncia lo slittamento di ulteriori tre mesi dei termini per il pronunciamento del verdetto. Il tutto, a causa delle condizioni emergenziali legate al propagarsi del coronavirus.

La missiva è stata fatta recapitare agli interessati a poche ore dalla scadenza del periodo precedentemente stabilito, fissato ad oggi 2 maggio. E, tra l’altro, rappresenta un “déjà vu”, visto che inizialmente la Congregazione per il Clero doveva esprimersi sul ricorso presentato dalla Fondazione entro lo scorso 2 febbraio. Poi la proroga al 2 maggio e, nelle scorse ore, l’ulteriore colpo di scena, con lo slittamento dei termini di altri tre mesi, quindi al prossimo 2 agosto. A questo punto si percepisce nitida la sensazione che la Santa Sede stia cercando di prendere ancora tempo. E che, tra l’altro, il tentativo del cardinale Agostino Vallini – incaricato mesi fa da Papa Francesco di cercare di dirimere l’intricata matassa – almeno per il momento non abbia portato ai risultati auspicati dal pontefice. La controversia si prolunga, ormai, da oltre tre anni. Nello specifico, da quando il presule miletese ha chiesto ai vertici della Fondazione – voluta dalla serva di Dio Natuzza Evolo per la realizzazione della Villa della Gioia – di cambiare lo statuto in vista della consacrazione della chiesa, da tempo ultimata grazie alle offerte dei fedeli. Da lì un continuo turbinio di colpi di scena, in cui i buoni propositi espressi a parole non si sono mai tramutati in fatti concreti ed a un reale avvicinamento tra le parti.

Il che non sta portando certo acqua al “mulino” del popolo della Chiesa, dei tanti figli spirituali della mistica sparsi per il mondo e della stessa opera di mamma Natuzza, la quale in vita si è contraddistinta per il suo donarsi in toto per la salvezza delle anime e sino all’estremo sacrificio per portare avanti i dettami della fede cristiana. Oggi, invece, si assiste a tutt’altro, a vicende prettamente terrene, difficilmente capibili da chi fa esclusivo riferimento al modo di essere dell’umile donna di Paravati, il cui processo di beatificazione, ufficialmente aperto da un anno, guarda caso stenta a decollare. Ma questo, forse, è ormai passato in secondo piano, sovrastato dalle “insormontabili” problematiche inerenti (sic) all’eventuale cura e gestione esclusiva della chiesa della Villa della Gioia da parte della diocesi, spostamento in premessa del testamento spirituale della mistica – attualmente inserito all’interno dello statuto – e ampliamento da 9 a 1 dei componenti del consiglio d’amministrazione della Fondazione.

Informazione pubblicitaria