lunedì,Luglio 26 2021

Scuole vibonesi senza aule, un Risiko che si gioca sulla pelle degli studenti

Trentacinque quelle che mancano all’appello e che la Provincia, non senza difficoltà, ha reperito ricorrendo perfino ai suoi locali. Ma i dirigenti si mettono di traverso

Scuole vibonesi senza aule, un Risiko che si gioca sulla pelle degli studenti

Come in un complicato Tetris – con i tasselli rimescolati dalle norme di distanziamento e dallo stato degli edifici – prosegue l’operazione di “collocamento” delle aule degli istituti superiori vibonesi nelle varie strutture che ricadono nella competenza dell’amministrazione provinciale. Messo in cassaforte il risultato relativo al Liceo Berto (la serrata trattativa ha portato ad un accordo sull’acquisto di Palazzo Soriano dal cui importo sarà scorporato il canone dell’anno scolastico 2020-‘21), resta ora da sciogliere il nodo relativo al reperimento di ulteriori 35 aule. Venti sono quelle richieste dal Liceo Capialbi, dieci dall’Istituto alberghiero e cinque sono necessarie al Liceo artisticoColao in considerazione della chiusura dell’ultimo piano, disposta dalla Provincia per effettuare lavori di manutenzione e mitigare il depauperamento dell’edificio dopo le segnalazioni del dirigente Raffaele Suppa.

La soluzione

La soluzione prospettata dall’ente intermedio per reperire le 35 aule mancanti prevede l’utilizzo dell’intero plesso adiacente all’Iti, denominato corpo B/11 e costituito da 18 aule, di quattro aule messe a disposizione dal vicino Istituto tecnico per Geometri e di ulteriori sei aule offerte dall’Ite Galilei, la Ragioneria, con tanto di aula docenti, servizi igienici e ingresso indipendente. Totale 28 aule. A queste si aggiungono sette aule che la stessa Provincia si è offerta di ricavare al primo piano della propria sede, assicurando servizi e accessi autonomi.

Le resistenze

Tutto risolto, quindi? Nemmeno per sogno. Alla soluzione prospettata dal presidente Salvatore Solano nell’ultima riunione si è opposto il Liceo Capialbi che, attraverso il dirigente Antonello Scalamandrè, ha invocato una soluzione che non comportasse il trasferimento delle classi all’Industriale, sede giudicata troppo distante da quella centrale, rivendicando gli spazi della Provincia, della Ragioneria e di altre aule del Liceo Scientifico. Una posizione che ha innescato un duro scontro con gli altri dirigenti scolastici e ha fatto momentaneamente saltare i piani della Provincia nella difficile opera di definizione del quadro. L’impressione generale che si è ricavata dalle tante riunioni che si sono susseguite sul tema, in ogni caso, è che ogni dirigente scolastico miri a salvaguardare il proprio feudo da “intrusioni nemiche”, dimostrando scarso senso di solidarietà tra istituzioni scolastiche e di collaborazione nei confronti dell’ente provinciale che già non se la passa bene di suo.

Il rinvio e le “pedine”

Il tutto è dunque ancora una volta rimandato ad un nuovo incontro nel quale si cercherà di contemperare le esigenze degli istituti con le oggettive difficoltà logistiche, nella speranza che in questo gioco alla fine a perderci non siano proprio loro: gli studenti, pedine inconsapevoli di un piccolo “Risiko del potere” di provincia.

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