domenica,Giugno 20 2021

Cartelli beffardi e lavori infiniti, viaggio nel degrado di Vibo Marina

Dal sottopasso ferroviario nei pressi della stazione a piazza della Capannina, nella frazione costiera il tempo sembra esserci fermato. Sopraffatto dall’incuria, dall’abbandono e dall’inerzia…

Cartelli beffardi e lavori infiniti, viaggio nel degrado di Vibo Marina

Qualche cartello è divertente, qualcun altro imbarazzante, un altro ancora è inquietante. Le immagini si commentano da sole. Sembrano appartenere ad una città mediorientale teatro di guerre e attentati, in cui regnano abbandono, desolazione e impunità.  È doveroso iniziare questa carrellata di impietose istantanee della “ridente” Vibo Marina con quella che è certamente la più inquietante: il cartello posto sul marciapiede della stazione FFSS, un tempo una delle più importanti e movimentate della linea tirrenica, è diventato quasi illeggibile, usato come bersaglio per il lancio di pietre, ma i segni lasciati sulla sagoma potrebbero anche appartenere – restando nel campo delle ipotesi – a colpi  di altra natura. Circa una trentina i fori che si notano sulla lamiera, verosimilmente presa di mira recentemente in quanto ancora non vi  è ancora traccia di ruggine. 

Identica sorte quella  toccata alle altre insegne dello scalo ferroviario, con lettere che ormai non esistono più. All’esterno dell’edificio che un tempo ospitava la sala d’aspetto, la biglietteria e i locali del capostazione, fanno bella mostra murales e scritte su pareti e selciati, quadri elettrici presi di mira dai vandali, vetrate infrante. All’esterno dell’area di proprietà di Rete ferroviaria italiana (Rfi), le sterpaglie hanno invaso l’aiuola circolare posta al centro della piazza; dove un tempo svettavano tre alte e antiche palme, oggi un beffardo cartello quasi coperto dall’erba esorta, con involontaria ironia, a rispettare l’ambiente per un futuro migliore.

Il tutto accade, nell’indifferenza generale,  in un luogo che un tempo era il cuore pulsante della cittadina portuale e che ora è diventato una specie di terra di nessuno. La zona è diventata poco frequentata e difficilmente accessibile da quando, nel lontano 2012, iniziarono i lavori per la costruzione del sottopasso, presentato come “opera strategica” in grado di risolvere i problemi di accesso al centro abitato e finita per rappresentare l’icona dell’ennesimo fallimento della politica locale. Il restringimento di carreggiata provocato dalle transenne di un cantiere desolatamente  inattivo impedisce, infatti, il transito dei veicoli diretti alla stazione ferroviaria e ha determinato la desertificazione dell’intera area, essendo il passaggio riservato ai soli residenti. Un cartello posto all’inizio del cantiere indica una data prevista per la fine dei lavori che è già stata abbondantemente superata.

Procedendo verso il litorale, nel quartiere Pennello, un altro cartello, posto in una zona parimenti disastrata, piazza Capannina, avverte che la fine dei lavori per il recupero e la riqualificazione dell’area è prevista per il 26 dicembre 2020, c’è solo da sperare che il Bambin Gesù, il giorno dopo la sua nascita, compia l’agognato miracolo. Mentre la gente comune sarà ancora occupata a smaltire gli effetti del cenone natalizio, ci sarà chi si dedicherà a curare gli adempimenti necessari alla consegna di un’opera lungamente attesa dalla cittadinanza. Due esempi di come qui il tempo scorra invano più delle certezze ormai perdute.

In relazione alla sola piazza della Capannina si segnala la precisazione dell’assessore comunale ai lavori pubblici Giovanni Russo nell’articolo disponibile al link sottostante:

Piazza Capannina, Russo: «Lavori nel rispetto del cronoprogramma»

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