martedì,Settembre 28 2021

Natuzza Evolo, le stupefacenti rispondenze tra la sua “Passione” e i dati scientifici emersi sulla Sindone

Un lavoro ad oggi inedito del biografo Valerio Marinelli mette in luce le convergenze tra quanto vissuto e svelato dalla Serva di Dio e le prove emerse sul sacro lenzuolo

Natuzza Evolo, le stupefacenti rispondenze tra la sua “Passione” e i dati scientifici emersi sulla Sindone

Natuzza Evolo, com’è noto, ogni anno nel corso della Settimana Santa riviveva nella sua interezza le fasi della passione di Cristo. Il venerdì, in particolare, giungeva ad una morte apparente confermata dai riscontri medici effettuati in quei momenti. Stupisce sempre di più, tuttavia, la rispondenza tra le sue rivelazioni e quelle che via via emergono dalle scoperte scientifiche e archeologiche. In questo contesto, Il Vibonese pone oggi l’attenzione su un lavoro inedito del fisico nucleare Valerio Marinelli, il quale, da vero (forse unico) biografo ufficiale della mistica (è stato autore di ben dieci volumi sull’umile donna di Paravati morta il giorno di Ognissanti del 2009), spiega i particolari di queste sorprendenti concomitanze, come ad esempio il fatto che Gesù nella salita al Calvario «secondo Natuzza non portò l’intera croce, ma il braccio orizzontale (il patibulum), perché il braccio verticale era già piantato sul luogo della crocifissione». Un’informazione, questa, «già nota agli esperti, risultando dall’Archeologia romana».

Valerio Marinelli

Altro tema trattato dal professore Marinelli, è quello della corona di spine. «Natuzza – spiega in questo caso – ha detto più volte che la corona di spine (che Gesù stesso le poneva sul capo) aveva la forma di un casco, ed avvolgeva tutta la testa. Nel libro La Sindone, Certezze scientifiche, di autori vari, edito da Biblioteca Maria S.S. della Catena, Missionari Passionisti Laurignano (CS), a pag.69, nel paragrafo “La coronazione di spine”, si legge: Se guardiamo attentamente la testa dell’Uomo della Sindone, notiamo che essa presenta numerose ferite provocate da un insieme di oggetti appuntiti. Il crudo realismo delle colate di sangue ci fa comprendere in che cosa consistette la coronazione di spine: non si trattò di un piccolo cerchio posto attorno al capo, come si vede nelle rappresentazioni degli artisti occidentali, ma di un casco di spine che ne ricoprì l’intera superficie, conformemente alle vere corone regali dell’Oriente, portate sopra il capo a modo di mitra». Quanto affermato al riguardo da Natuzza, trova tra l’altro sorprendente rispondenza anche nella mostra virtuale “Chi è l’uomo della Sindone?” in corso in questi giorni in Vaticano.

Tra le concomitanze messe sotto la lente d’ingrandimento dal biografo di fiducia della mistica, vi è anche quella dei buchi ai piedi provocati dai chiodi a Gesù durante la fase della crocifissione. «Natuzza presentava spesso, durante la Quaresima, due fori ai piedi, invece di uno, come si può verificare da alcune fotografie delle stimmate. Ella – spiega – ha riferito che a Gesù furono inchiodati per due volte i piedi, non essendo il primo chiodo entrato bene nei piedi accavallati. Nella descrizione della Passione di Gesù di Maria Valtorta, nel nono volume del Poema dell’Uomo-Dio, Edizioni Pisani, Isola del Liri, a pag.345 e 346, si legge: Per quanto guardino e tengano ben fermi i piedi, al malleolo e alle dita, contro il cuneo, il piede sottoposto si sposta per la vibrazione del chiodo, e lo devono schiodare quasi perché, dopo essere entrato nelle parti molli, il chiodo, già spuntato per aver perforato il piede destro, deve essere portato un poco più in centro. Una nota esplicativa di questa frase aggiunge: “invertendo la posizione, ossia mettendo sotto il piede destro e sopra il sinistro». Ad ulteriore conferma, Marinelli cita le parole del professore Lorenzo Ferri, pittore e scultore e studioso della sacra Sindone di Torino: «Osservando accuratamente la Sindone, si constata che il piede destro è stato inchiodato e schiodato. Questa scoperta fatta da me ed anche da altri del resto, era stata descritta da Maria Valtorta quattro anni prima. Non si tratta di spostamento di lenzuolo, ma di vera impronta lasciata dal sangue fluito dalla prima e dalla seconda ferita».

Infine, il fine ricercatore approfondisce il tema delle grandi ferite che durante la quaresima Natuzza per vari anni presentò sulle ginocchia, in particolare su quello sinistro dove «si formavano delle lesioni aventi la forma del volto di Gesù e sul ginocchio sinistro il monogramma IHS. Queste escoriazioni – sottolinea Marinelli – concordano con la Tradizione, secondo la quale Gesù cadde tre volte lungo la via del Calvario. Nel già citato La Sindone, Certezze scientifiche, a pag.71, nel paragrafo Le piaghe ai ginocchi, si legge: Nel trasporto verso il luogo dell’esecuzione, posto fuori delle mura cittadine, i condannati per efferati delitti, per maggiore ignominia venivano caricati del patibulum. E se i condannati erano numerosi, venivano legati l’uno all’altro. L’uomo della Sindone procedeva a fatica sotto il peso del suo patibulum, poiché aveva già avuto la flagellazione. L’estrema debolezza, e forse anche il dimenarsi dei compagni, lo facevano cadere, provocando l’urto violento delle ginocchia sul lastricato della via. Questi segni di sofferenza – conclude – sono stati confermati dal microscopio elettronico. Gli americani Samuel Pellicori e Mark Evans hanno potuto vedere sulla Sindone frammenti di materiale terroso frammisti a residui brunicci, come di sangue, sulla punta del naso, che appare escoriato, sul ginocchio sinistro che appare ferito e su un calcagno, anch’esso insanguinato».

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