Libera, a Limbadi la messa di Pasqua celebrata su un terreno confiscato alla ‘ndrangheta

Nel comune roccaforte dei Mancuso, l'associazione si è ritrovata in un uliveto andato in fiamme tempo fa: «Essere lì ha significato rimpossessarsi del maltolto dai clan con violenze e soprusi»
Nel comune roccaforte dei Mancuso, l'associazione si è ritrovata in un uliveto andato in fiamme tempo fa: «Essere lì ha significato rimpossessarsi del maltolto dai clan con violenze e soprusi»
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La celebrazione nel terreno confiscato a Limbadi

Per la celebrazione eucaristica della Santa Pasqua Libera si è ritrovata a Limbadi in un terreno confiscato alla ‘ndrangheta, un uliveto che qualche tempo fa è stato dato alle fiamme.

«In un luogo, prima simbolo tangibile dell’arricchimento economico della ‘ndrangheta basato sulla negazione della libertà e della dignità umana, sull’impiego del linguaggio della violenza, sul depauperamento delle potenzialità dei nostri luoghi e sull’avvilimento della libertà di impresa – è scritto in una nota di Libera – abbiamo deciso di far splendere la luce del cero Pasquale come simbolo di risurrezione. Dei terreni, quelli in località ‘Gurnera’, ora affidati alla gestione dell’Associazione San Benedetto Abate, che devono diventare simbolo tangibile di riscatto, lavoro, diritti e giustizia. Simbolo di una rinascita sociale, culturale ed economica che deve sentirci tutti e tutte partecipi».

«La ‘ndrangheta negli anni, ha fatto del simbolismo il nodo cruciale nel coniugare modernità e arretratezza, un simbolismo della morte e della violenza che doveva pietrificare le coscienze della società civile, quella stessa società civile che, connessa in diretta streaming, viste le restrizioni dovute alla situazione pandemica, ha deciso di partecipare alla liturgia e quindi essere parte di un momento dirompente e scomodo, foriero di un messaggio chiaro: la comunità di Limbadi e della Calabria tutta rinnega la ‘ndrangheta, i suoi codici e le sue leggi. Essere lì – è la conclusione – ha significato rimpossessarsi del maltolto, perché le ricchezze delle mafie si costruiscono sulla povertà a cui costringono la comunità, sulle lacrime di chi ne subisce violenze e soprusi e sul sangue innocente delle vittime».