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La pace tentata con i Patania di Stefanaconi, i rapporti coi Lo Bianco di Vibo e la dote del “vangelo” data in carcere dagli Arena all’esponente dei Piscopisani

Cronaca

Ci sono anche le dichiarazioni di Raffaele Moscato, ex killer ed esponente di spicco del clan dei “Piscopisani”, alla base delle accuse formulate dalla Dda di Catanzaro nei confronti del potente clan Arena di Isola Capo Rizzuto colpito oggi con l’operazione antimafia denominata “Jonny”. Verbali inediti che svelano per la prima volta accordi, alleanze, affari ed intrecci criminali fra i clan del Crotonese e quelli vibonesi.

Paolo Lentini ed il “vangelo” conferito a Moscato. Sarebbe stato in particolare Paolo Lentini, 53 anni, fra gli arrestati dell’operazione odierna, a stringere amicizia in carcere con Raffaele Moscato il quale nel corso di un interrogatorio dinanzi ai magistrati della Dda di Catanzaro 2015 ha “confermato il consolidato spessore criminale di Paolo Lentini”. Lo stesso Moscato specificava che con Lentini aveva stretto un rapporto di grande vicinanza, tanto che il primo veniva presentato dal secondo con l’appellativo di figlioccio”, con ciò indicando una “particolare vicinanza di Moscato al navigato ed esperto Lentini, ritenuto soggetto carismatico e riconosciuto quale elemento di riferimento per la cosca Arena anche da altri affiliati a famiglie di ‘ndrangheta calabresi, ristretti in carcere”.

La capacità criminale di Paolo Lentini, anche in regime di detenzione carceraria, “veniva risaltata dal narrato di Raffaele Moscato - evidenziano i magistrati nel decreto di fermo - che riferiva di “battesimi” che Lentini conferiva all’interno del carcere, a favore di alcuni esponenti appartenenti ad altre consorterie calabresi, tra i quali lo stesso collaboratore che ha ricevuto il grado del vangelo”. Sarebbe stato dunque Paolo Lentini, ritenuto elemento di spicco del clan Arena di Isola Capo Rizzuto, il soggetto che avrebbe conferito a Raffaele Moscato uno dei più alti gradi all’interno della ‘ndrangheta, il “vangelo”, appunto a conferma dei legami fra i clan del Crotonese ed i Piscopisani.

“Le circostanze riferite da Moscato - spiegano i magistrati - evidenziano come Lentini sia, in atto, una delle pochissime figure di rilievo in libertà che possano rivestire la figura di reggente della cosca, sia in ragione dei suoi trascorsi criminali, sia in relazione al fatto che, a seguito del matrimonio del figlio con una Iannone, lo stesso sarebbe in grado di mantenere il giusto equilibrio, così da garantire il permanere della pace mafiosa determinatasi nel tempo. Moscato, peraltro, riferiva di avere appreso dallo stesso Paolo Lentini che già in passato gli era stato proposto di prendere le redini della cosca Arena, ma che lui stesso aveva declinato l’offerta in ragione del fatto che non portava il cognome della famiglia Arena, preferendo ricoprire il ruolo di contabile del sodalizio”.

La pace con i Patania di Stefanaconi. Raffaele Moscato racconta inoltre altri particolari inediti sul tentativo degli esponenti dei clan del Crotonese di riportare la pace fra il clan dei Piscopisani e la cosca Patania di Stefanaconi che sino al 2012 si sono dati “battaglia” con diversi agguati e morti ammazzati. “Una volta Lentini aveva parlato con i Patania per perorare la pace con noi - spiega Moscato - e tuttavia, sebbene i Patania fossero d’accordo anche se qualcuno di loro non lo voleva, noi stessi abbiamo detto che ciò non era possibile fino a quando non fossero state uccise alcune persone, tanto che il Lentini ci ha riferito che avrebbe messo a disposizione alcune persone della sua cosca per farci raggiungere subito l’obiettivo”. Il clan Arena, attraverso Paolo Lentini, sarebbe stato quindi pronto a fornire uomini e mezzi al clan dei Piscopisani per aiutarli nella faida contro i Patania di Stefanaconi. Lo stesso Francesco Scrugli – poi ucciso nel marzo del 2012 – avrebbe incontrato Paolo Lentini il quale, secondo Raffaele Moscato, avrebbe inoltre mantenuto “rapporto anche con Morelli e i Lo Bianco a Vibo Valentia”.

San Calogero ed il pentito Antonio Giglio. I legami fra i clan crotonesi e vibonesi, del resto, vengono svelati pure dal pentito Antonio Giglio, imprenditore “a disposizione di una cosca comunque rientrante nella sfera di influenza di Nicolino Grande Aracri e da ultimo avvicinatosi alla famiglia Arena”. Proprio Giglio ha infatti parlato ai magistrati della Dda di Catanzaro della volontà dei clan di Roccelletta di Borgia, Vibo e, soprattutto, di San Calogero di voler “sparare” a Santo Mirarchi, passato pure lui fra le fila dei collaboratori di giustizia del crotonese ma in grado di riferire pure sui legami fra i diversi clan della ‘ndrangheta anche fuori dagli stretti confini provinciali.

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