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In videoconferenza da un sito riservato è stato ascoltato oggi uno dei più grandi broker della cocaina al servizio della ‘ndrangheta, dal 2015 collaboratore di giustizia

Cronaca

Ha fatto il suo esordio nel processo “Overing” in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, il nuovo collaboratore di giustizia Domenico Trimboli, 63 anni, nato a Buenos Aires ma con la famiglia originaria di Natile di Careri, nella Locride. Si tratta di uno più grandi «broker» della ‘ndrangheta calabrese al mondo, che ha movimentato tonnellate di cocaina, la sua specialità assoluta. Viene soprannominato il “boss dei due mondi” ed ha diretto le fila del traffico di cocaina ai più alti livelli.

Era stato arrestato il 4 giugno 2014 nel municipio di Caldas nei pressi di Medellin, in Colombia, da personale del Corpo tecnico investigativo della Fiscalia di Bucarananga su input del Ros dei carabinieri, della Dda di Reggio e della Squadra mobile di Alessandria. 

Era latitante dal 2009, da quando cioè su di lui pendeva un mandato d’arresto firmato dal gip distrettuale di Reggio Calabria per traffico di stupefacenti documentato nell’operazione «Chiosco grigio» messa a segno dal Goa di Catanzaro e per un cumulo pene di 12 anni.  

 All’indomani del suo arresto ne era stato tracciato il profilo: «È un broker capace di fare arrivare carichi nell’ordine di 2/3 tonnellate per volta» avevano spiegato il procuratore capo di Reggio Calabria Cafiero De Raho e l’aggiunto Nicola Gratteri, quest’ultimo oggi alla guida della Procura di Catanzaro. Un uomo abilissimo con le lingue e che trattava cocaina direttamente con i cartelli più potenti, con un flusso di denaro in grado di rovesciare Governi e spostare decisioni finanziarie e politiche ai più alti livelli.

La decisione di collaborare. Rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, il pentito ha spiegato di aver deciso di collaborare con le Procure di mezza Italia nel 2015 al fine di cambiare vita. “Ho fatto del male a molte persone - ha dichiarato - attraverso la mia attività di narcotrafficante. Sono stato condannato a Catanzaro con rito abbreviato, e poi a Reggio Calabria, in Svizzera, a Milano ed a Roma, sempre per traffico di cocaina a livello internazionale”.

I contatti con i vibonesi. Le spedizioni partivano praticamente da tutto il Sud America: Colombia, Venezuela e Perù. Il "boss dei due mondi" si era costruito una rete di contatti tale da coprire l’intero continente. I colombiani vendevano la cocaina a 19mila euro al chilo ai calabresi che poi l’avrebbero rivenduta a 36 mila euro. Il contatto calabrese sarebbe stato Fabrizio Cortese, 45 anni, di San Gregorio d’Ippona, nel gennaio scorso condannato a 15 anni di reclusione al termine di un processo celebrato con rito abbreviato a Catanzaro. Insieme ai fratelli Antonio e Francesco, il primo sotto processo, il secondo condannato in abbreviato a 14 anni di carcere, Fabrizio Cortese viene ritenuto uno dei principali indagati dell’inchiesta sfociata nell’operazione Overing. “Ho conosciuto Fabrizio Cortese - ha dichiarato Trimboli - nel 2005 e nel 2006. Veniva in Colombia per un periodo di tempo che si prolungava sino a sei mesi e ciò sino al 2007-2008. E’ sempre venuto da solo, ma mandato da Rocco Logozzo di Gioiosa Jonica, personaggio che non conoscevo di persona ma con il quale ho avuto diversi contatti telefonici. I due volevano comprare cocaina”.

La droga impregnata nelle amache e nei vestiti. Per esportare la cocaina in Italia, Domenico Trimboli si sarebbe affidato ad un chimico, detto Pacho, il quale sarebbe riuscito a nascondere la cocaina impregnando i fili di un’amaca, poi imballata e sigillata. Un sistema che avrebbe ingannato anche i cani antidroga, ma che necessitava poi di un lungo ed elaborato processo di estrazione. “Pacho - ha sottolineato il collaboratore Trimboli - aveva insegnato a Fabrizio Cortese come estrarre la cocaina usando dei liquidi che si procurava in una farmacia nel Cosentino. Ricordo che un fratello di Fabrizio è stato invece mandato in Spagna per ritirare la cocaina, ma l’hanno pestato e gli hanno rotto la mascella, tanto che è stato poi operato a Madrid. Gli hanno anche rubato tutti i soldi”.

 La cocaina dal Perù sino a Vibo. Ma come avrebbe fatto l’amaca impregnata di cocaina a giungere sino a Vibo? “E’ stato un conoscente di Fabrizio Cortese - ha spiegato Trimboli - a prendere l’amaca con la cocaina nel Perù ed a portarla sino a Barcellona, in Spagna. Da qui è stata fatta arrivare sino a Genova e quindi a Vibo. Si trattava di due chili di cocaina, ma Fabrizio Cortese mi disse che era riuscito ad estrarre solo 500 grammi di cocaina. Un chilo veniva 30mila euro, quindi Fabrizio inviò solo 15mila euro per mezzo chilo”.

La droga nei tronchi di legno. Il racconto di Trimboli svela quindi il tentativo da parte di Fabrizio Cortese e Rocco Logozzo di Gioiosa Jonica di far arrivare in Italia un altro grosso carico di cocaina, circa 220 chili, in questo caso attraverso il porto di Livorno e poi in una falegnameria di Gioiosa. La polvere bianca era stata occultata all’interno di alcuni tronchi di legno appositamente preparati dai narcos, tanto che il contatto calabrese, secondo il racconto di Trimboli, dovette soggiornare 15 giorni in Venezuela per imparare come estrarre lo stupefacente. In questo caso l’affare sarebbe andato in fumo, ma con il sospetto che Fabrizio Cortese avesse fatto il furbo sottraendo una parte della sostanza stupefacente.

Altra procedura seguita dai narcos sarebbe stata quella di impregnare vestiti ed indumenti di cocaina per trasferirla in Italia. In questo caso il “laboratorio” per l’estrazione è stato individuato dagli investigatori in un casolare di Panaia di Spilinga, nel Vibonese. Ma a tal proposito, Domenico Trimboli ha dichiarato di non conoscere Domenico Cino, 64 anni, di Spilinga, a gennaio condannato a 16 anni di reclusione nell’ambito del processo Overing celebrato con rito abbreviato.

Prima che l’udienza venisse interrotta per problemi tecnici sul collegamento, Domenico Trimboli si è infine soffermato sul sistema di comunicazione che avveniva sempre con schede telefoniche diverse o attraverso la chat dei blackberry, con il sistema della chat criptate. Ed ogni volta i calabresi fornivano il nuovo numero indicando una parola che serviva da chiave per lo scambio dei nuovi numeri di telefono.

Prossima udienza il 20 novembre prossimo. Per il 29 novembre, invece, sono previsti i testi della difesa e fra questi anche il critico d’arte Vittorio Sgarbi, teste a discarico citato dalla difesa dell'imputato Danilo Fiumara di Francavilla Angitola (avvocati Diego Brancia e Francesco Stilo), atteso che alcuni imputati del processo - oltre che al narcotraffico - sarebbero stati interessati pure al mercato clandestino dei quadri d’autore.

Gli imputati. Associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico internazionale di cocaina l’accusa contestata dalla Dda di Catanzaro. Sotto processo a Vibo si trovano: Ciro Davolo, 64 anni, di Vibo ValentiaDanilo Fiumara, 47 anni, di Francavilla AngitolaFilippo Corello, 31 anni, di Vena Superiore;  Antonio Cortese, 50 anni, di San Gregorio d’IpponaBruno Fuduli, 55 anni, di Filandari, già collaboratore di giustizia nell’inchiesta “Decollo” del 2004 sul narcotraffico e poi arrestato in altra operazione; Domenico Prestinenzi, 54 anni, di Bivona, frazione di Vibo Valentia; Ferdinando Rossi, 47 anni, di Marano (Na); Giuseppe Schiariti, 35 anni, di Panaia, frazione di Spilinga; Saverio Serra, 45 anni, di Vibo Valentia, ma residente a Campogalliano (Mo)Vito Serratore, 48 anni, di Pizzo Calabro; Aniello Ambrosio, 59 anni, di Riccione; Riza Baco, 38 anni, albanese residente a Fiano Romano; Michele Flemma, di Perugia, 42 anni; Correa Gonzales Guillermo Leon, 40 anni, colombiano; Aldo Gorgaj, albanese, 38 anni, residente a Fiano Romano; Maria Caren Alvarez Velasquez, 41 anni, colombiana, residente a Scandicci; Elton Zotaj, 36 anni, albanese, residente a Fiano Romano, latitante.

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