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A pochi giorni dall’approvazione della norma sul “fine vita”, la presidente dell’associazione radicale Luca Coscioni racconta la sua esperienza al fianco di Piergiorgio Welby e spiega cosa cambia dopo il voto delle Camere. E afferma «Ora si legiferi sull’eutanasia per evitare altri Dj Fabo»

L'iniziativa di Sant'Onofrio sul "fine vita"
Politica

Una battaglia lunga decenni, che ha visto il Partito radicale sempre in prima linea su tematiche dal forte impatto etico e dalle inevitabili connotazioni morali, culturali, confessionali. Il testamento biologico è legge e, da adesso in poi, ciascun cittadino potrà esercitare il consenso informato e stabilire le sue personali Dat, le cosiddette “Disposizioni anticipate di trattamento”, in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi in materia di terapie sanitarie, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali.

Questioni al centro dell’iniziativa che le associazioni radicali non violente “Abolire la miseria - 19 maggio” e “Luca Coscioni” hanno messo sul tavolo in un’iniziativa tenutasi a Sant’Onofrio, nel Centro di aggregazione sociale “Falcone-Borsellino”. Un evento al quale hanno preso parte, oltre a Mina Welby, presidente delle associazioni promotrici e a Rocco Ruffa, tesoriere regionale di “Abolire la miseria”, il deputato Pd Bruno Censore, firmatario dei disegni di legge 3391 e 3630 sul tema del testamento biologico; Giuseppe Candido, segretario regionale di Abolire la miseria; Enzo Insardà, segretario provinciale del Pd; Gernando Marasco, coordinatore provinciale di Sinistra Italiana; Fausto De Angelis, coordinatore provinciale del Movimento per la sovranità; Aurelio Raniti, coordinatore del circolo di SI Stefanaconi-Sant'Onofrio; Giuseppe Ruffa, presidente del consiglio comunale di Sant'Onofrio.   

«Questa legge è una buona legge - ha affermato Rocco Ruffa - ma può certamente essere migliorata e ancora non ci soddisfa del tutto in relazione all’eutanasia che chiediamo venga legalizzata, perché ricordiamoci che in Italia l’eutanasia oggi viene praticata nell’illegalità e resta appannaggio solo di chi può permettersi di ricorrere al suicidio assistito oltre confine».

Un testo, quello licenziato dalle Camere, che incontra il favore di Mina Welby, che ha vissuto in prima persona la battaglia del marito Piergiorgio contro l’accanimento terapeutico e per il fine vita. Nell’occasione, il presidente dell’associazione "Luca Coscioni" ha presentato il suo libro dedicato proprio a Piergiorgio Welby, “L’ultimo gesto d’amore” scritto insieme a Pino Giannini con la prefazione di Emma Bonino e la postfazione di Beppino Englaro. 

«Sono soddisfatta da questa legge per il momento - ha riferito Mina Welby - ma resta ancora molto da fare. Ora bisogna metterla in pratica e tutte le Regioni devono creare il fascicolo elettronico sanitario. Certo questo non vuol dire che quando qualcuno va in Pronto soccorso per un incidente la prima cosa che farà il medico sarà chiedere il testamento biologico. Se una persona può ancora vivere si deve salvare. Nessuno può essere costretto a fare il testamento biologico, così come nessuno può permanere in uno stato in cui non vuole se lo ha lasciato scritto. Il medico è obbligato da questa legge a informare le persone, a lasciarle scegliere la terapia e a dare una cura appropriata e non invasiva, non inutile. Questa legge non è sul “fine vita” ma è una legge che ci accompagna attraverso la vita con cure che vogliamo e scegliamo noi e, se non le vogliamo, non ci abbandona ma ci permette di essere aiutati con cure palliative».

Resta aperta la questione dell’eutanasia. «Purtroppo ci saranno ancora tanti Dj Fabo, tanti Davide Trentini e Dominique Velati. Tanti malati di cancro che vorranno andare in Svizzera, perché non vogliono essere maneggiati e trattati all’infinito con cure palliative. Anche per queste persone, ci vuole una legge. C’è una proposta depositata da 4 anni alla Camere e dall’anno scorso in Commissione congiunta Affari sociali e Giustizia, ma non è stata mai discussa. Io vorrei che arrivasse almeno ad essere votata. Poi i cittadini devono ancora imparare, capire, approfondire ma per molti potrebbe essere un grande aiuto. Morire nel proprio letto, con i propri familiari accanto è una morte dolce, umana, giusta».

Guarda l'intervista integrale a Mina Welby:

«Sono convinto  - ha detto Bruno Censore - che questa legge contribuirà a alleviare la condizione di tante persone che soffrono e delle loro famiglie. Il mio unico rammarico è non aver potuto prender parte alla votazione finale, dopo averla firmata. Molte sono state, anche all’interno del mio partito, le resistenze di natura etica e culturale, specie da parte della componente cattolica che sull’argomento ha sempre avuto una posizione molto critica». 

Per Fausto De Angelis «è necessario distinguere l’aspetto etico da quello medico. Da cattolico praticante non condivido l’impalcatura della legge che può essere un primo passo verso il suicidio assistito. Rispetto però il dolore e la sofferenza di chi vive certi drammi in prima persona e dei cari che gli stanno accanto. Su certe scelte non si possono esprimere giudizi affrettati e assolutistici».

Citando l’articolo 3 della Costituzione, Gernando Marasco ha definito la legge sul “bio-testamento” «una legge che va salutata positivamente perché estende la libertà di scelta di ogni persona e rimuove alcuni ostacoli di ordine economico-sociale. Si pone fine all’ipocrisia tutta italiana che permetteva solo a chi ha conoscenze e disponibilità economica di fare un certo tipo di scelta, magari all’estero. Questa legge e quelle sulle unioni civili però non possono bastare - ha aggiunto Marasco - per dare un giudizio positivo di questi cinque anni di governo, che hanno visto un pauroso arretramento dei diritti civili e individuali».

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