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Imparentato con i Bonavota, i giudici l’hanno ritenuto al vertice del “locale” di Genova. Avrebbe offerto appoggio anche ai latitanti di Sant’Onofrio

Cronaca

Interessa anche il Vibonese la sentenza con la quale ieri la prima sezione penale della Corte d’Appello di Genova ha condannato nove imputati nel processo nato dall’operazione antimafia denominata “Maglio 3” sulle presunte infiltrazioni della ’ndrangheta in Liguria. Quale vertice del “locale” di ‘ndrangheta di Genova è stato infatti condannato Onofrio Garcea, 68 anni, originario di Pizzo Calabro, imparentato con i Bonavota di Sant’Onofrio. Per lui 7 anni e 9 mesi di reclusione per aver diretto insieme a Lorenzo Nucera, originario della Locride (4 anni e 8 mesi per lui la pena) una struttura di ‘ndrangheta al cui vertice assoluto viene collocato Domenico Gangemi, la cui posizione è stata stralciata. Tale “locale” avrebbe mantenuto stretti rapporti anche con Domenico Oppedisano di Rosarno, ritenuto il “capo crimine” dell’intera ‘ndrangheta. Onofrio Garcea era accusato di aver avuto un ruolo di primo piano nel “locale di Genova”. A riprova della sua affiliazione gli inquirenti hanno richiamato anche la latitanza,  conclusasi proprio nel capoluogo ligure, di Domenico Bonavota ed Antonio Patania, sfuggiti nell’ottobre del 2007 all’operazione “Uova del drago” condotta dall’allora pm della Dda di Catanzaro Marisa Manzini. Onofrio Garcea, secondo l’accusa, avrebbe offerto “sostegno logistico ai due latitanti”, poi arrestati a Genova il 3 agosto 2008 dopo aver alloggiato in un immobile di un genovese che aveva riferito “di averlo temporaneamente ceduto ad Onofrio, titolare del bar GO sito in piazza Aprosio, identificato in Garcea Onofrio”. Le indagini svolte – rimarcava il gip – permettevano di accertare che i due latitanti avevano alloggiato in un immobile di Genova aperto con le chiavi in loro possesso ed all’interno del quale venivano trovati documenti agli stessi riconducibili”. Per gli inquirenti, tale circostanza concretizzava un grave indizio circa i collegamenti del Garcea, quale esponente del “locale” di Genova, con la ‘ndrangheta calabrese nonché la verosimile operatività del gruppo nell’appoggio ai latitanti. Nel gennaio 2010 Garcea avrebbe inoltre partecipato ad una riunione a Bordighera per il conferimento delle “doti” a nuovi ‘ndranghetisti e poi ad altre affiliazioni con Domenico Gangemi, ritenuto il reggente della ‘ndrangheta in Liguria. Garcea per gli inquirenti appariva quindi “spesso a fianco di Gangemi Domenico, verso il quale dimostra costante deferenza e disquisisce di varie tematiche attinenti alla vita dell’associazione”. A riprova del ruolo esercitato da Garcea, la Dda non aveva trascurato poi i suoi rapporti con Antonio e Raffaele Serratore, due soggetti originari di Sant’Onofrio. “Nel pomeriggio del 30 giugno 2010 – scriveva il gip –  Garcea Onofrio si recava a Moncalieri dove incontrava Serratore Antonio a sua volta sicuro elemento di collegamento con l’organizzazione criminale calabrese”. Gli inquirenti non mancavano, fra l’altro, di annotare come “Serratore effettuava periodiche visite in carcere a Patania Antonio” per poi incontrarsi proprio con Onofrio Garcea.  Indagato anche per traffico di droga con la Turchia e condannato per usura, di Onofrio Garcea si parla, infine, pure nell’inchiesta “Crimine”, scattata il 13 luglio scorso ad opera delle Direzioni distrettuali antimafia di Reggio Calabria e Milano. Il boss di Siderno, Peppe Commisso, ritenuto al vertice dell’intera ‘ndrangheta, nelle intercettazioni indica infatti Onofrio Garcea come “suo amico e punto di riferimento in Liguria”.     In foto dall'alto in basso: Onofrio Garcea, Domenico Bonavota e Giuseppe Commisso       LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: Pasquale Bonavota doveva essere ucciso in Piemonte

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