I giudici di Catanzaro ribaltano la sentenza del Tribunale di Vibo che aveva escluso i presupposti per applicare la misura interdittiva dopo lo scioglimento del Comune per mafia
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La Corte d'appello di Catanzaro ha dichiarato l'incandidabilità del sindaco di Acquaro, Giuseppe Barilaro, accogliendo il reclamo proposto dal ministero dell'Interno e riformando il decreto con cui il Tribunale di Vibo Valentia, nel settembre 2025, aveva escluso i presupposti per applicare la misura interdittiva nei confronti dell'ex primo cittadino del Comune, sciolto nel 2023 per infiltrazioni mafiose.
Nel decreto, depositato il 20 luglio e pubblicato il 21 luglio scorso, i giudici della Prima sezione civile hanno accolto la tesi del Viminale secondo cui la posizione dell'ex sindaco andava valutata nel quadro complessivo delle criticità emerse dalla Commissione d'accesso prefettizia e non attraverso un esame frammentato dei singoli episodi. La Corte richiama i principi della Cassazione secondo cui, ai fini dell'incandidabilità prevista dall'articolo 143 del Testo unico degli enti locali, non è necessario dimostrare rapporti diretti con la criminalità organizzata o la commissione di reati, essendo sufficiente una condotta, anche omissiva e colposa, che abbia consentito infiltrazioni mafiose o determinato una gestione opaca della pubblica amministrazione.
Tra gli elementi valorizzati figurano la nomina di un assessore privo, secondo i giudici, delle necessarie competenze in settori strategici, le presunte anomalie nella gestione dell'edilizia e degli affidamenti diretti, la vicenda relativa alla sanatoria di un immobile abusivo già acquisito al patrimonio comunale e quella che la Corte definisce una "completa inerzia" del sindaco nell'esercizio dei poteri di indirizzo e controllo.
Barilaro, rieletto sindaco di Acquaro nelle recenti elezioni amministrative, potrà comunque continuare a esercitare le proprie funzioni fino a quando la decisione non diverrà definitiva, essendo ancora possibile il ricorso in Cassazione.

