Il rischio di una possibile carenza di carburante riguarda anche la Calabria. La protesta dei lavoratori dell’ex Ilva di Taranto ha raggiunto un nodo strategico per la distribuzione dei prodotti petroliferi nel Mezzogiorno e comincia a produrre le prime conseguenze concrete. A lanciare l’allarme è Eni, che indica nella propria raffineria tarantina un punto di riferimento per l’approvvigionamento di ampie aree della Puglia, della Basilicata e della Calabria.

La situazione è delicata: secondo quanto comunicato dalla società, Enilive ha già dichiarato il «fuel shortage» negli aeroporti di Bari e Brindisi, mentre oltre 50 distributori sui circa 300 punti vendita interessati hanno esaurito il carburante. Un quadro che accende i riflettori anche sulle possibili ripercussioni per la rete di rifornimento calabrese, se il blocco dovesse protrarsi e rendere più difficili i normali flussi di approvvigionamento.

Raffineria di Taranto, perché il blocco riguarda anche la Calabria

Il punto centrale della vicenda è la funzione svolta dalla raffineria Eni di Taranto, che rifornisce non soltanto la rete di stazioni di servizio del gruppo, ma anche distributori di altre compagnie e operatori terzi. La struttura alimenta inoltre servizi essenziali di pubblica utilità, compresi i mezzi di emergenza e soccorso, oltre agli aeroporti pugliesi.

La dipendenza di una parte del sistema distributivo meridionale da questo snodo rende la protesta una questione che supera i confini della città pugliese. Per la Calabria, in particolare, il dato da monitorare è la continuità delle forniture: Eni segnala un possibile rischio per gli approvvigionamenti, ma al momento non comunica una carenza generalizzata di carburante nell’intera regione.

La società precisa che la raffineria, al momento della comunicazione, è in funzione regolarmente e opera in condizioni di piena sicurezza. Le criticità potrebbero però emergere nei prossimi giorni qualora venisse meno l’approvvigionamento di gas tecnici e prodotti chimici di consumo indispensabili al funzionamento degli impianti. In quel caso, spiega Eni, sarebbe necessario programmare la fermata delle strutture interessate.

Oltre 50 distributori senza carburante e allerta negli aeroporti

I primi segnali di difficoltà sono già stati registrati in Puglia. Aeroporti di Puglia ha segnalato possibili problemi nella disponibilità di carburante per gli aeromobili negli scali di Bari, Brindisi, Foggia e Grottaglie. Per informare compagnie aeree e operatori delle limitazioni legate ai rifornimenti, sono stati emessi appositi NOTAM, gli avvisi aeronautici destinati a comunicare informazioni rilevanti per le operazioni di volo.

La società aeroportuale ha fatto sapere che la situazione viene monitorata costantemente, in attesa di verificare l’evoluzione della protesta e il ripristino delle normali condizioni di approvvigionamento. L’allarme riguarda dunque la disponibilità di carburante e le possibili conseguenze operative, senza equivalere automaticamente alla cancellazione dei voli.

La vicenda mostra quanto il blocco di un punto nevralgico della filiera possa propagare i suoi effetti su attività differenti: dalla distribuzione stradale al trasporto aereo, fino ai servizi pubblici. In Calabria, dove la raffineria di Taranto rappresenta uno dei riferimenti per le forniture, l’eventuale prolungamento dell’impasse sarà un elemento decisivo per capire se alle difficoltà già segnalate in Puglia si aggiungeranno problemi sul territorio regionale.

La protesta degli operai ex Ilva e i blocchi stradali

All’origine dell’emergenza c’è la mobilitazione dei lavoratori di Adi in amministrazione straordinaria, Ilva in amministrazione straordinaria e delle imprese dell’indotto. Lo sciopero, proclamato inizialmente per 24 ore dalle sigle sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb, è stato prolungato a oltranza in attesa di nuove garanzie da parte del Governo sul futuro industriale e occupazionale dello stabilimento.

I presidi hanno interessato le principali arterie di accesso a Taranto, comprese la statale 7 Appia e la statale 106 Jonica, oltre agli ingressi della raffineria Eni. Il blocco dei varchi ha impedito alle autocisterne di svolgere regolarmente le operazioni di rifornimento e di uscita dall’impianto. Secondo le ricostruzioni diffuse il 13 ottobre, decine di mezzi erano rimasti fermi in attesa che la situazione si sbloccasse.

La protesta nasce dalle incertezze sul futuro dell’acciaieria, con i lavoratori che chiedono una prospettiva industriale concreta e tutele che vadano oltre gli ammortizzatori sociali. Tra i nodi aperti c’è anche quello dello stop all’area a caldo dello stabilimento di Taranto, sul quale è atteso il pronunciamento della Cassazione il 20 ottobre.

Le conseguenze della mobilitazione si sono già fatte sentire anche sul trasporto pubblico tarantino: secondo quanto riportato dalla stampa, l’azienda Kyma Mobilità ha annunciato una riduzione del 50% delle corse ordinarie per le difficoltà nel rifornimento dei propri autobus.

La Calabria guarda all’evoluzione della vertenza

Per la Calabria, la questione resta legata soprattutto alla durata dei blocchi e alla possibilità di mantenere regolari i flussi di carburante provenienti dalla raffineria pugliese. L’allarme di Eni non certifica una situazione di esaurimento delle scorte nei distributori calabresi, ma richiama l’attenzione sulla vulnerabilità di una filiera che serve più territori e diversi servizi essenziali.

Il ripristino dell’accesso alla raffineria sarà quindi determinante per evitare che le difficoltà di approvvigionamento si allarghino. Nel frattempo, la vertenza ex Ilva non riguarda più soltanto il futuro dei lavoratori e dello stabilimento siderurgico: il blocco sta mettendo sotto pressione anche una parte delle infrastrutture energetiche e logistiche del Mezzogiorno, con possibili ricadute che interessano da vicino la Calabria.

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