Dalla Capitanata alla Sicilia, la protesta di agricoltori e autotrasportatori si allarga. Da venerdì scatta il fermo dei camion in Calabria e Sicilia. La Regione stanzia 15 milioni, ma la mobilitazione non si ferma. Primi segnali di proteste in alcune realtà del Nord
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Code ai distributori, autobotti che non arrivano, trattori e camion fermi ai caselli. Il Mezzogiorno vive giorni di forte tensione per il caro carburante, e i prossimi rischiano di essere ancora più difficili. Il motivo è il prezzo del gasolio: alla pompa ha raggiunto e talvolta superato i 2,30 euro al litro, mentre secondo altre rilevazioni ha superato la soglia critica dei 2,40 euro. Per chi vive di trasporto e agricoltura, una cifra che rende quasi impossibile lavorare.
Calabria, la corsa al pieno
La situazione più delicata è in Calabria. Per tutta la giornata di ieri gli automobilisti sono rimasti in fila per rifornirsi, per timore dei blocchi dei lavoratori ex Ilva alla raffineria Eni di Taranto, che impediscono l'arrivo delle autobotti nella regione. Le consegne programmate sono saltate già lunedì e martedì: gli ordini nei punti vendita Eni sono stati annullati e la maggior parte delle stazioni era già senza carburante, anche a causa di scorte ridotte. Nemmeno mercoledì è arrivato nulla, e chi cercava benzina e gasolio si è spostato sugli impianti ancora riforniti, con lunghe code fino a sera.
Il nodo è la raffineria pugliese, che rifornisce non solo la rete Eni ma anche distributori di altre compagnie e operatori terzi. Al Sud oltre decine di distributori sono già rimasti senza carburante, con criticità segnalate anche negli aeroporti pugliesi. Eni prevede i primi rifornimenti solo nel pomeriggio di oggi, e soltanto in alcuni punti vendita della regione.
Venerdì il fermo dei camion
Un ritorno alla normalità, però, è tutt'altro che scontato. Fedralog ha confermato che in Calabria il fermo dell'autotrasporto partirà il 16 ottobre: sono attesi circa 22 presidi in tutta la regione con la partecipazione di circa 800 autotrasportatori. La stessa sigla aveva già lanciato l'allarme: secondo il referente Mario Pansini, a fronte di 1.200 aziende di autotrasporto nel 2025, oggi se ne contano circa 900, e il pieno di un camion in sei mesi sarebbe aumentato di quasi 11.200 euro.
In Sicilia il Comitato autotrasportatori siciliani ha proclamato cinque giorni di fermo, dalle 00:01 del 16 alla mezzanotte del 20 ottobre: i camion resteranno nei piazzali e i semirimorchi non saranno ritirati dai porti. Una protesta senza presidi stradali, ma che potrebbe pesare sulla movimentazione delle merci, e che gli organizzatori sono pronti a proseguire a oltranza.
Puglia, quarto giorno di blocchi
Il fronte più caldo per intensità è la Capitanata. Per il quarto giorno consecutivo agricoltori, autotrasportatori e commercianti bloccano il Foggiano. I presidi interessano i caselli di Poggio Imperiale e Cerignola, la Statale 17 verso Lucera, la Statale 16 al bivio di Ripalta e l'ingresso di Manfredonia. A Cerignola molti negozianti non hanno alzato le saracinesche, mentre anche sul Gargano e in altri centri della provincia i distributori sono rimasti senza carburante. Non sono mancati momenti di tensione con chi si rifiutava di fermarsi, automobilisti compresi.
Una mappa che si allarga
La scintilla, ricostruiscono gli organizzatori, è partita dalla Calabria il 28 settembre. Il 1° ottobre agricoltori e autotrasportatori hanno bloccato la A2 allo svincolo di Pizzo, dove le lacrime di un lavoratore, «Aiutateci, non ce la facciamo più», riprese da LaC News24, sono diventate virali. Da lì la protesta si è estesa: in Sicilia, presidi da Paternò a Gela e Priolo, con gli agricoltori che denunciano 500 euro di gasolio al giorno per i trattori e il grano pagato 20 centesimi. Mobilitazioni anche in Basilicata, a Satriano di Lucania, e in Toscana, nell'area della raffineria Eni di Stagno, vicino a Livorno. Proteste segnalate in Piemonte, Lombardia e Campania.
La risposta delle istituzioni
E mentre la grande stampa italiana e i telegiornali ignorano le proteste, la giunta regionale calabrese ha approvato un intervento straordinario da 15 milioni: cinque milioni alle aziende agricole e dieci alle imprese di autotrasporto merci. In parallelo, sul fronte agricolo, la Regione è intervenuta sul gasolio agricolo con una delibera che riporta sotto un euro al litro il prezzo imponibile medio pagato tra marzo e settembre 2026 dagli agricoltori utenti UMA, accogliendo una richiesta avanzata settimane fa da Coldiretti Calabria. Per l'associazione, il provvedimento riporta il costo ai livelli precedenti all'impennata; le somme saranno versate da Arcea direttamente sui conti correnti dei beneficiari, con procedure rapide che coprono l'intero periodo.
Misure che però, finora, non hanno fatto rientrare il fermo. Le richieste dei manifestanti vanno oltre i ristori: un tetto al prezzo del gasolio per la categoria, pedaggi più bassi, maggiore flessibilità sul codice della strada e lo sblocco del credito autotrasportatori 2026. Gli autotrasportatori siciliani lamentano invece nessuna risposta del governo nazionale e ritardi sui pagamenti del Sea Modal Shift.
Venerdì sarà il banco di prova. Con le autobotti che faticano ad arrivare e i camion pronti a restare nei piazzali, il rischio concreto è che nel Mezzogiorno la carenza di carburante si sommi a quella delle merci sugli scaffali.

