Un altro cane morto a Filandari e un bilancio che, secondo quanto riferisce l’associazione Argo, sale a cinque animali uccisi con il veleno in pochi giorni. È la stessa associazione a denunciare una successione di episodi che desta preoccupazione nel piccolo centro della provincia di Vibo Valentia e ad annunciare di avere formalizzato una denuncia per fare luce sull’accaduto.

«Cinque vite spezzate. Cinque esseri viventi eliminati con il veleno», scrive Argo nella nota, descrivendo un fenomeno che «sembra ormai diffondersi a macchia d’olio» nel paese. Una presa di posizione che parte dall’ultima morte segnalata e pone al centro la gravità delle uccisioni e la necessità di individuare i responsabili.

La denuncia dell’associazione

«La nostra Associazione ha formalizzato denuncia affinché si accertino responsabilità e autori di questi gravissimi episodi», fa sapere Argo. Il bilancio e la ricostruzione degli avvelenamenti sono quelli riportati dall’associazione, che chiede di accertare quanto accaduto e di risalire a chi possa avere agito.

Nella nota, Argo respinge anche ogni tentativo di minimizzare la morte degli animali: «Non è “solo un cane”. Non è “solo un animale”». Parole con cui l’associazione richiama l’attenzione sulla crudeltà degli episodi denunciati: «È un atto criminale. È crudeltà. È pericolo per tutti».

L’allarme sui rischi per il paese

La preoccupazione espressa da Argo riguarda anche i pericoli legati alla presenza di veleno sul territorio. L’associazione avverte che le sostanze potrebbero essere raccolte e trasportate da altri animali, estendendo il rischio oltre il punto in cui sono state abbandonate.

«Il veleno non colpisce necessariamente soltanto chi lo ingerisce. Può essere raccolto e trasportato da altri animali, spostarsi attraverso il territorio e diventare un pericolo anche per le persone», si legge nella nota. Argo richiama, in particolare, la possibilità che un bambino raccolga da terra qualcosa che abbia attirato la sua attenzione.

È su questo rischio, oltre che sulla morte degli animali, che si concentra l’appello conclusivo: «Per questo non possiamo voltare lo sguardo dall’altra parte». E ancora: «Chi avvelena non sta soltanto uccidendo un animale. Sta trasformando un luogo in una trappola».