Il racconto in aula: due mezzi vicino al terreno dell’imprenditrice poco prima che di lei si perdessero le tracce. Sulla scena anche un uomo fermo «che sembrava spettare». Controesame concitato su particolari non riportati a verbale dieci anni fa
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Il sei maggio 2016, al mattino presto, l’imprenditrice di Laureana di Borrello, Maria Chindamo, è scomparsa nel nulla. Di lei, da quel giorno, si sono perse le tracce. Davanti alla sua tenuta agricola a Limbadi, in località Montalto, è stata ritrovata la sua auto col motore ancora acceso. C’erano tracce di sangue sull’auto e anche per terra. La notizia è apparsa sui notiziari il giorno stesso.
Il 6 maggio 2016 alle quattro del pomeriggio viene sentita dai carabinieri Rosaria Staropoli. Aveva guardato il telegiornale all’ora di pranzo e quell’auto bianca ricordava di averla già vista quella stessa mattina, in quel luogo. Chiama i militari per raccontare ciò che sa e lo ha riferito in Tribunale, a distanza di 10 anni, nel corso del processo che si sta tenendo a carico di un allevatore di Limbadi, Salvatore Ascone, accusato di aver concorso, con persone allo stato ignote, nel far sparire Maria Chindamo.
L’auto scura che fa retromarcia
Rosari Staropoli racconta – in alcuni passaggi aiutata dal verbale redatto nel 2016 – che quella mattina stava accompagnando la propria madre da Limbadi a un punto d’incontro vicino Rosarno «affinché incontrasse una sua collega, insegnante, per potersi recare insieme a Fabrizia, dove insegnavano in quell’anno». Alle 7:10 del mattino si trovava a passare dal luogo in cui è scomparsa Maria Chindamo. Da una curva, che si trova un po’ più in alto rispetto alla strada sottostante, Staropoli racconta di aver visto «un’auto bianca più lunga, nei pressi del cancello e dietro un’autovettura nera, più piccola, che si stava accingendo a fare inversione di marcia…». L’auto bianca più grande era quella, dice la teste, che poi ha visto tante volte in tv: l’auto di Maria Chindamo.
Il fuoristrada
Staropoli, che di mestiere fa l’avvocato, racconta di aver visto anche una terza vettura: «… allora, alla fine della curva si immetteva dalla destra un fuoristrada, molto vecchio e molto sporco, che ha dovuto… cioè, mi ha costretta a frenare, altrimenti sarei andata a sbattere contro questo fuoristrada. Dopo che si è messo così velocemente però procedeva lentamente e ogni tanto io guardavo per capire se c’era modo di superarlo e quindi questo mi ha impedito di vedere oltre, cosa stesse succedendo, perché poi in quel momento è subentrato questo altro veicolo e quindi io non ho… ».
Dunque, ricapitolando, Staropoli quella mattina, mentre accompagnava la madre, scendeva da un’altura e dall’alto ha visto un’auto bianca ferma, quella che ha riconosciuto essere la macchina di Maria Chindamo, e ha notato anche un’altra auto, nera, di dimensioni più piccole che faceva una retromarcia proprio vicino all’auto dell’imprenditrice. Cosa sia accaduto, però, dopo la retromarcia di questa auto nera non lo vede perché un fuoristrada, che si immette dalla destra, la costringe a frenare e poi le si piazza davanti proseguendo lentamente e senza poter essere superato, tanto che la teste dice: «… mi ha impedito di vedere oltre, cosa stesse succedendo».
Il fuori strada Staropoli lo ricorda «molto vecchio e molto sporco» e con «un telone allacciato male, che sventolava, questo mi è rimasto impresso».
L’uomo fermo ad aspettare
La testimone racconta di essere ripassata sul posto dopo aver accompagnato la madre e di aver notato che non c’era più l’auto scura ma c’era l’auto dell’imprenditrice ferma nello stesso punto in cui l’aveva vista all’andata e un uomo «dall’apparente età di 45 – 50 anni, di corporatura bassa, brizzolato ed era vestito con abiti scuri» che sembrava fermo ad aspettare.
Il controesame
I particolari sul fuoristrada scatenano un botta e risposta, nel corso del controesame con l’avvocato Salvatore Staiano il quale contesta alla teste di non aver nominato questi dati nel corso del verbale del sei maggio 2016.
Il difensore contesta, con toni accesi, il fatto che Staropoli non abbia fatto mettere a verbale, 10 anni fa, cose che in aula ripete spesso: che il fuoristrada fosse vecchio, polveroso e col telone che sventolava.
I toni accesi vengono contestati dall’avvocato di parte civile Nicodemo Gentile.
«Guardi, più passa il tempo e più si affievoliscono le immagini, però io lo ricordo nitidamente – dice la teste –, forse l’avrò detto, forse non… l’avrò evidenziato con attenzione, non saprei dire».
E aggiunge: «Guardi, in quel momento parliamo… io ero probabilmente anche un attimino non molto tranquilla, perché avevo capito…»
Ma la difesa non è appagata: «Il collega è stato puntuale (l’avvocato Francesco Sabatino, altro difensore di Ascone, ndr), il collega sa che domande le fa, il collega non fa domande a vuoto! Lei era in una situazione di serenità, doveva essere, perché ne aveva parlato prima. Che preoccupazione doveva avere? La Chindamo è una sua parente?»
«Era sempre una mamma che scompare!», ribatte Rosaria Staropoli.
Lo scambio di battute è rapido e dominato dai toni alti della difesa tanto che interviene il pm Annamaria Frustaci: «Ma facciamo completare!».
Domande, contestazioni e tentativi di risposta si sovrappongono. Deve intervenire il presidente della Corte d’Assise Alfredo Cosenza: «La contestazione deve essere fatta correttamente, sennò, ripeto, la Corte non capisce, è inutile che gridiamo, perché poi alla fine… quindi, la contestazione è stata fatta».
«Guardi, in quel momento – riferisce Staropoli –, quando ho capito che è scomparsa una madre di famiglia, anche se non era mia parente, ho sentito l’esigenza di dire che io vicino a quella macchina ho incontrato il veicolo scuro. In quel momento il fuoristrada non mi sembrava importante, però comunque l’ho ricordato. Ma quello che in quel momento ho avuto modo di dire l’ho detto, anche magari con le domande che mi sono state poste. Io penso che un qualsiasi cittadino che capisce di essere passato nel momento in cui o prima o dopo spariva una signora, si sarebbe rivolto in caserma a dire: “Io sono passata”, solo questo vi posso dire e questo vi dico, in coscienza, anche se non è mia parente».
Le domande dell’avvocato Sabatino si sono concentrate sull’orario in cui la teste avrebbe visto l’auto scura fare retromarcia e sui luoghi che la donna percorreva per accompagnare la madre all’appuntamento con la collega.
«Lei dice – chiede Sabatino –: “Dichiaro che alle ore 7:10 circa transitavo a bordo della mia autovettura”, cioè lei quel giorno è assolutamente precisa. Quindi, la domanda che io le pongo: lei sta impegnando una curva a gomito, aggiungerei anche “impegnativa”, e prima del rettilineo lei in quel momento ha questa percezione, era in grado di riferire che sono le 7:10?».
«Guardi – è la risposta –, siccome aveva mia mamma un appuntamento con la collega, altrimenti avrei dovuto accompagnarla io poi fino a Fabrizia o fino a Cassari, non ricordo dove, quindi avevo la necessità di essere puntuale all’appuntamento, che sicuramente era dopo delle 7:10».


