Uno dei quotidiani più autorevoli al mondo dedica un lungo reportage alla Costa degli Dei. Laura Rysman percorre la provincia descrive un territorio capace di sorprendere per paesaggi, storia e tradizioni. La città capoluogo però rimane fuori dal servizio: «Quattro treni soppressi in sei giorni di permanenza. La Regione incrementa i voli ma non potenzia le infrastrutture ferroviarie»
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Una costa capace di stupire persino chi vive da anni in Italia. Mare color gemma, scogliere che sembrano scolpite, borghi sospesi sul Tirreno, tradizioni millenarie, sapori, feste popolari e una stratificazione culturale che porta ancora i segni di Greci, Romani, Bizantini, Arabi, Normanni e Spagnoli. Il Vibonese finisce in una delle vetrine mediatiche più prestigiose del mondo e lo fa con un lungo reportage che il New York Times dedica alla Costa degli Dei.
Il titolo scelto dal quotidiano statunitense è già una dichiarazione d’amore: The Divine Allure of Calabria’s Coast of the Gods, il fascino divino della Costa degli Dei. A firmare il viaggio, pubblicato il 24 agosto, è la giornalista Laura Rysman, accompagnata dagli scatti di Pontus Berghe. Una narrazione che attraversa quasi interamente la provincia di Vibo Valentia e restituisce a milioni di lettori internazionali l’immagine di una Calabria diversa da quella spesso filtrata all’estero attraverso i racconti sulla criminalità organizzata e sulle sue difficoltà sociali.
La Calabria, ammette l’autrice, era rimasta in gran parte sconosciuta nonostante molti anni trascorsi in Italia. Poi la scoperta di una cultura definita sostanzialmente come un mosaico sedimentato nel corso di migliaia di anni. E per avvicinarsi a questo mondo la scelta cade sul tratto considerato più accessibile al viaggiatore: la Costa degli Dei, il cui stesso nome viene ricondotto alla meraviglia che queste acque e queste scogliere avrebbero suscitato negli antichi Greci.
Pizzo, tra Castello Murat, Piedigrotta e tartufo
La porta d’ingresso al viaggio è Pizzo. Il racconto comincia al tramonto, con piazza della Repubblica piena di famiglie, le chiese frequentate dagli abitanti e i ristoranti che si preparano alla serata estiva. Una scena quotidiana che diventa, attraverso gli occhi del New York Times, il primo fotogramma di un Sud vivo e autentico.
Davanti al mare emerge il profilo del Castello Murat, fortezza aragonese legata agli ultimi giorni di Gioacchino Murat, mentre più in basso viene raccontata la spiaggia della Seggiola e la trasparenza dell’acqua. Poco distante trova spazio un altro simbolo pizzitano, la chiesetta di Piedigrotta, scavata nella roccia e popolata dalle sue suggestive statue in arenaria.
E naturalmente c’è il gusto. Per il quotidiano americano Pizzo ha due specialità da imprimere nella memoria del viaggiatore: il tonno e soprattutto il tartufo, il celebre gelato con cuore di cioccolato che l’autrice racconta come una tentazione alla quale è quasi impossibile resistere.
Salta la tappa a Vibo Valentia
Il New York Times avrebbe voluto inserire nell’itinerario anche Vibo Valentia, citandone il castello normanno, il museo archeologico, le mura greche e gli appuntamenti musicali. La visita salta però per la cancellazione di un treno, uno degli elementi critici che attraversano il reportage: «Ben quattro dei nostri treni sono stati cancellati nell'arco di sei giorni – si legge nell’articolo -. La Regione sta puntando sul turismo, ma soprattutto incrementando i voli anziché potenziare le infrastrutture ferroviarie».
«Una piccola Matera senza folla»
Il viaggio prosegue a Parghelia, raggiunta in occasione di una sagra del pesce. Tavolate affollate, prodotti del mare e bambini coinvolti nell’organizzazione diventano agli occhi della reporter una fotografia delle feste popolari che riempiono l’estate calabrese. È nell’entroterra che arriva però una delle descrizioni più sorprendenti. Zungri e il suo insediamento rupestre vengono presentati ai lettori americani come una sorta di piccola Matera, ma senza folle, un luogo quasi fuori dal mondo nel quale mulini, abitazioni, ricoveri e antichi ambienti produttivi sono stati scavati nell’arenaria della montagna.
Sempre a Zungri il viaggio incontra Franca Crudo e Asfalantea, realtà costruita attorno alla conservazione delle tradizioni calabresi. Cipolle rosse di Tropea, aglio di Papaglionti, pane, pasta preparata con grani antichi, canti e tarantella diventano così elementi di una Calabria che non propone soltanto paesaggi, ma una cultura ancora vissuta e tramandata.
Capo Vaticano visto dal mare
Poi il mare torna protagonista. Per comprendere davvero la Costa degli Dei, suggerisce il reportage, bisogna osservarla dall’acqua. Da Tropea parte così la navigazione verso Capo Vaticano, tra pareti rocciose, macchia mediterranea, grotte, insenature e spiagge.
Il racconto si sofferma su Riaci e Praia i Focu, rappresentate come l’incarnazione stessa della spiaggia mediterranea ideale. Il colore turchese del mare, i tuffi dalla barca, l’aperitivo con bruschette e vino bianco e perfino una tarantella improvvisata a bordo costruiscono una delle immagini più potenti del servizio: la Costa degli Dei come esperienza, non soltanto come panorama.
Tropea, una bellezza che resiste anche alla folla
Il posto d’onore non poteva che spettare a Tropea. Il santuario di Santa Maria dell’Isola viene descritto come il grande simbolo della città, adagiato sul promontorio e circondato dalle spiagge. Seguono i palazzi nobiliari del Sei e Settecento affacciati sul precipizio, la cattedrale normanna, il mercato, il pesce, le cozze, le granite ai gelsi e al bergamotto, la ’nduja e naturalmente tutto l’universo gastronomico calabrese.
Il giudizio non è però privo di ombre. Il New York Times osserva come in piena estate la bellezza di Tropea rischi quasi di essere soffocata dalla pressione turistica, tra locali per aperitivi, negozi di souvenir e ristorazione pensata per le grandi masse.
Ma basta aspettare la notte perché il racconto cambi nuovamente tono. L’autrice lascia il centro gremito e scende verso una spiaggia quasi deserta: Santa Maria dell’Isola illuminata, la luna arancione sull’orizzonte, l’acqua ancora tiepida e trasparente. Il bagno notturno diventa uno dei momenti più intensi dell’intero viaggio.
Ricadi, Grotticelle, Formicoli e il ritorno dei giovani
Un altro capitolo importante riguarda Ricadi, definita l’area che racchiude alcuni dei tratti più rappresentativi dell’intera Costa degli Dei. È qui che il New York Times colloca Capo Vaticano, ma anche il cuore agricolo nel quale viene realmente coltivata la celebre cipolla rossa di Tropea.
Il viaggio passa dalle spiagge di Grotticelle e Formicoli, dalle antiche torri costiere e dai punti panoramici meno conosciuti fino alle nuove esperienze imprenditoriali nate sul territorio.
Tra queste viene raccontata Salimora, locale immerso nel verde e affacciato sul mare, scelto anche per raccontare un fenomeno che agli occhi del quotidiano americano diventa un altro possibile volto della Calabria contemporanea: quello dei giovani che, dopo essere partiti verso il Nord Italia, decidono di tornare e investire nella propria terra. Accanto alle potenzialità, riaffiorano tuttavia i problemi strutturali: trasporti, sanità e servizi continuano a rendere difficile questa scelta.
A Carìa l’ultima immagine: fagioli, giganti e tarantella

Il viaggio si chiude nell’entroterra di Drapia, a Carìa, durante una sagra affollata da migliaia di persone. Ci sono i fagioli cotti nelle terrecotte, i Giganti Mata e Grifone, i tamburi e poi la musica popolare eseguita con organetto, chitarra battente, lira, nacchere e tamburello.
È qui che la reporter trova infine ciò che aveva cercato durante tutto il viaggio: una tarantella collettiva, caotica e appassionata, mentre nell’aria si mescolano il fumo delle griglie, le bolle di sapone dei bambini e le luci della festa. L’ultima immagine consegnata dal New York Times ai suoi lettori è quella di una serata che appartiene interamente e magnificamente alla Calabria.
Una conclusione che vale più di qualsiasi slogan promozionale. Perché questa volta a raccontare Pizzo, Parghelia, Zungri, Tropea, Ricadi, Capo Vaticano e Carìa a una platea globale non è una campagna turistica, ma uno dei quotidiani più autorevoli e influenti del pianeta. E il Vibonese che emerge dalle pagine del New York Times è un territorio ancora imperfetto e con problemi irrisolti, ma capace di offrire al viaggiatore qualcosa che le destinazioni più costruite e omologate faticano sempre più a conservare: bellezza, identità e la sensazione di essere entrati in un luogo che ha ancora una storia propria da raccontare.




