Il deputato del M5S interviene dopo l’indagine della Procura di Roma su presunte ipotesi di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio e attacca il governo: «La Calabria è stanca della propaganda»
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Si moltiplicano le reazioni politiche a seguito dell’inchiesta della Procura di Roma che indaga per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell'ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.
A prendere la parola anche il deputato vibonese Riccardo Tucci (M5s): «Il ponte sullo Stretto è un’infrastruttura morta, e la responsabilità è solo di Meloni che ha assecondato ogni capriccio di Salvini, a cominciare dall’iter colabrodo messo in piedi tre anni or sono dal ministro dei Trasporti. L’inchiesta di oggi – evidenzia - ci dice soltanto che abbiamo bloccato 15 miliardi, di cui quasi tre già bruciati, solo per dar vita a un poltronificio da basso impero, tra stipendi da nababbi e forzature al limite del lecito».
L’esponente pentastellato ricorda: «Due settimane fa ho depositato un’interrogazione per chiedere lumi al governo sul lievitare dei dipendenti, degli incarichi e degli emolumenti dei manager della “Stretto di Messina Spa”: mai ricevuta risposta. Il perché è facile da intuire. In sostanza, abbiamo chiesto all’esecutivo come mai buste paga tanto sfarzose per non fare nulla: evidentemente ci sbagliavamo, visto che secondo i sospetti della procura facevano eccome. Perlopiù impicci, ma facevano».
«Da calabrese – conclude Tucci - dico che la nostra regione si è rotta le scatole della prosopopea di Meloni, di Salvini, di Occhiuto e giù a cascata. Quest’opera è ormai una barzelletta internazionale, altro che dimostrazione del genio italiano: tutto al più del genio per fare impicci. Fermiamo tutto, è una questione di dignità».


