VIDEO | Il programma “Risonanza che cura”, realizzato in partnership con la Regione Calabria, vede il coinvolgimento di 40 tra allievi e docenti del Torrefranca. Due prototipi del jukebox emozionale andranno alla casa circondariale cittadina e al centro di recupero di Mileto
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Due studenti del Conservatorio di Vibo alle prese con la messa a punto dell'innovativo jukebox
Trasformare l’emozione in suono e il suono in uno strumento di auto-indagine terapeutica. È il progetto "Risonanza che cura" promosso dal Conservatorio Fausto Torrefranca di Vibo Valentia. Da giorni nell'aula magna dei Gesuiti sta prendendo forma l'esperimento che unisce tecnologia, composizione e impegno sociale.
Sviluppato in collaborazione con la Regione Calabria, l'iniziativa si concentra sulla creazione del Vibox (gioco di parole tra il nome della città e il termine jukebox), un dispositivo stand-alone progettato per interagire con la psiche umana attraverso l'ascolto guidato.
Come funziona il dispositivo
Il cuore del progetto è un'interfaccia digitale dotata di una bottoniera. Ad ogni tasto corrisponde una delle sei emozioni di base. Una volta selezionata l'emozione, un computer interno sceglie in modo casuale tre brani tra quelli composti e registrati dagli studenti del dipartimento di Nuove Tecnologie e Musica applicata alle immagini.
Il device è dotato di una doppia uscita per le cuffie, permettendo a due persone di condividere simultaneamente l'esperienza sonora. «È un dispositivo che funziona non appena collegato alla corrente», spiega Antonio Fresa, docente di composizione. «L'obiettivo è creare i presupposti per un’auto-indagine emotiva. È musicoterapia in una forma nuova, un percorso di ricerca che apre strade inedite»
Un ponte con il territorio
La finalità del progetto non si esaurisce tra le mura del Conservatorio. Due prototipi del Vibox saranno donati a realtà complesse del territorio vibonese: la Casa circondariale di Vibo Valentia e la Comunità Maranatha di Mileto, dedita al recupero dalle dipendenze.
«Il Conservatorio ha voluto entrare in contatto con il sociale», sottolinea Chiara Macrì, vicedirettore dell'Istituto e direttore artistico del progetto. «Vogliamo diffondere la cultura del benessere attraverso la musica in luoghi segnati dalla sofferenza, affinché queste tracce aiutino le persone a ritrovare un senso di equilibrio».
Le fasi di registrazione attualmente in corso coinvolgono circa 40 persone, tra studenti e professori. Per molti allievi si tratta della prima esperienza professionale con apparecchiature di alto livello.

