«Qui mi sento super bene perché cammino tutti i giorni». Basta già questa affermazione a riassumere lo stile di vita che Bruno Silvestri ha adottato e da cui non si vuole staccare, nonostante ne abbia la possibilità. Sarebbe difficile immaginare il contrario, per lui che è nato su una balla di paglia e che ad agosto compirà 78 anni dopo aver passato la vita tra i boschi. Ha una grande confidenza con la foresta dal momento che ha iniziato a viverla in tenera età, facendo compagnia al nonno già a partire dai sette anni. Ne consegue che oggi si senta al sicuro camminandoci “di scuro, senza lampadine”. Anche quando fa buio, dunque. Così, la sua vita in Contrada Castagnara (Monsoreto, frazione di Dinami, nel Vibonese) si snoda giorno dopo giorno in serenità.

In un ambiente che potrebbe sembrare austero, con i pericoli della natura tra animali selvatici e l'imprevedibilità delle intemperie, Bruno dichiara che non si “spagna” di nessuno, appellandosi al detto “male non fare, paura non temere”. Gli animali non lo attaccano se lui non li molesta, dice.

Nella puntata La mia montagna, costruita sapientemente da Saverio Caracciolo all’interno del format “LaC Storie”, Bruno ci accompagna in tutta la sua proprietà, dai magazzini all’abitazione. Un ambiente rustico, ma accogliente, vissuto, reso funzionale con ogni comfort e ancora imbrattato dei segni di una vita campestre che dà poco spazio alla perfezione (che, in ogni caso, non ha senso che sia desiderata). Così, oltre al frigorifero, persiste uno spazietto incavato nel muro e adibito a “camera fredda”, come si usava un tempo per conservare le vivande. E non solo: Bruno passa dal non avere la corrente e sfruttare solo la luce solare, al continuare a sfruttare quest’ultima, sì, ma con l’ausilio della tecnologia con un ottimo impianto fotovoltaico. Un bello squarcio di modernità in tanta ruralità, ma che testimonia il continuo approccio sostenibile che il nostro protagonista ha da sempre adottato.

Bruno mantiene uno stile di vita di sano, che lo porta a essere agile ancora a quasi ottanta anni: si sveglia alle 5, fa una sana colazione (e così il resto dei pasti prevede prodotti biologici da lui coltivati) e si dedica all’attività fisica, tra cui l’arrampicata sugli alberi e la danza del piatto sulla testa. Anzi, su quest’ultima particolarità ha costruito un lavoro. Quando c’è una celebrazione (dai matrimoni a una festa di paese), nel Vibonese sanno chi chiamare per uno spettacolo che rimanda alla tradizione: proprio Bruno che, munito di cesto sulla testa, balla al ritmo di canti folkloristici.

Da quando la moglie è morta e i suoi due figli si sono trasferiti in Francia, Bruno abita da solo. Ma non è solo. Gode della compagnia dei suoi animali e di qualche amico o familiare da cui riceve visita di tanto in tanto.

«Io alla Madonna voglio bene finché campo e anche quando morirò continuerò a volerle sempre bene» dice Bruno, affidando alla Mamma Celeste il merito di aver salvato sua figlia da una brutta malattia. Così non è stato per sua moglie, Immacolata, che il Signore ha voluto in cielo quattro anni fa. Continuare a vivere nella natura, per Bruno, corrisponde a un'estensione dell'amore provato per la sua dolce metà.

Bruno è un esempio di resistenza nonostante l’età e gli acciacchi dovuti a diversi infortuni. Continua a lavorare nonostante abbia una mano paralizzata e un dito mancante, a causa di due incidenti. Ci rivela che in totale ha avuto quattro incidenti gravi. E ne è sempre uscito provato, sì, ma mai sconfitto. «Non ho paura della morte. Quando arriva, arriva. Se avessi avuto paura, sarei morto in diverse occasioni. Ma si deve lottare per la vita.»

Non ha paura di morire, Bruno. Il suo unico rimorso? Non aver continuato gli studi dopo la prima elementare. Ma questo non lo ha fermato dallo sviluppare una capacità di pensiero profonda. Il suo consiglio agli spettatori? «Fate ginnastica, mangiate le verdure, usate rimedi naturali contro i dolori e bevete del vino nostrano!»