Grazie al progetto, i soci dell’associazione hanno potuto apprendere le manovre di rianimazione cardiopolmonare e l’uso del defibrillatore. Un’iniziativa promossa in collaborazione con Salvamento Academy e Iarr per diffondere la cultura del primo soccorso e dimostrare che la disabilità visiva non è un limite
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Nei giorni scorsi, i locali dell’associazione Uici Vibo hanno ospitato un interessantissimo corso Blsd – Pblsd, che ha visto un gruppo di soci non vedenti ed ipovedenti impegnati in un percorso formativo incentrato sulle manovre di rianimazione cardio – polmonare con l’impiego del defibrillatore, manovre da poter eventualmente eseguire anche su piccoli in età pediatrica.
L’iniziativa, denominata “Mani che vedono”, si è realizzata grazie ad una specifica convenzione della Presidenza nazionale Uici con l’agenzia formativa Salvamento Academy e l’Italian Academy of Rescue and Resuscitation (Iarr), società medico scientifica accreditata presso il Ministero della Salute. Principale scopo del progetto è stato quello di migliorare le conoscenze scientifiche ed il know-how nell’insegnamento e l’addestramento dei soccorritori non vedenti ed ipovedenti, contribuendo a diffondere la cultura del primo soccorso in tutta la comunità, senza alcuna distinzione.
Gli istruttori dell’Associazione calabrese “Kora”, capitanati dal loro presidente Faustino Graziano e supportati dal dottor Capilupi, hanno – nei giorni precedenti all’evento – inviato a ciascun partecipante un audiolibro per favorire l’acquisizione delle conoscenze preliminari, mentre precisi standard e procedure di addestramento mirate hanno consentito l’acquisizione delle manovre salvavita da parte di ciechi totali ed ipovedenti. Davvero coinvolgente anche la parte teorica del corso, che ha stimolato domande e consentito utilissimi approfondimenti.

Così, il presidente Uici Bartucca e tutti gli altri corsisti, potranno contare sulle proprie abilità di soccorritori in un malaugurato caso di bisogno, mentre i volontari del servizio civile e quanti presenti all’iniziativa hanno potuto comprendere fattivamente come anche chi non vede, o vede molto poco, possa fornire un “contributo vitale” alla collettività, perché «vedere è importantissimo, ma vedere oltre può salvare la vita».

