Un avvio di campionato in salita per il Tropea, alle prese con un inizio di stagione decisamente complicato nel girone C di Prima Categoria. Con quattro giornate alle spalle, la compagine neopromossa si trova ancora a secco di vittorie e relegata all'ultimo posto della graduatoria. La strada è tuttavia ancora lunghissima e la rosa tropeana ha tutto il tempo e le carte in regola per risalire la china e conquistare la salvezza.
A pesare come un macigno sul cammino del club non sono soltanto le dinamiche di campo, ma un problema strutturale ben più grave che sta condizionando fortemente l'attività agonistica della squadra.

Un terreno al limite della praticabilità

Il Tropea è infatti costretto a disputare le proprie gare casalinghe su un impianto in terra battuta che versa in condizioni limite. Più che un rettangolo di gioco regolamentare, il terreno si presenta in diversi punti come un vero e proprio cumulo di sabbia, rendendo quasi impossibile il regolare svolgimento delle partite.
Una situazione al limite che penalizza fortemente lo spettacolo, limita le giocate tecniche dei protagonisti in campo e, soprattutto, espone i calciatori a un rischio elevatissimo di infortuni a ogni contatto o cambi di direzione.

Un blasone da tutelare: serve una svolta immediata

La criticità della struttura appare ancora più stridente se paragonata alla storia e alla tradizione sportiva della città. Tropea vanta un passato calcistico di tutto rispetto, caratterizzato da stagioni importanti vissute perfino nel massimo campionato regionale di Eccellenza.
Vedere una realtà così blasonata costretta a confrontarsi con strutture deficitarie e inadeguate rappresenta un limite non più tollerabile. Il problema richiede un intervento tempestivo e decisivo da parte delle istituzioni e degli organi preposti: restituire un campo dignitoso e sicuro al Tropea non è soltanto una questione sportiva, ma un atto dovuto nei confronti della società, dei tesserati e di tutta la tifoseria.