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Il primo cittadino di Vibo smentisce di aver mai ascoltato da magistrato il costruttore in qualunque indagine ed afferma di non aver riparato alcuna casa a Capo Vaticano

Cronaca

“L’imprenditore Angelo Restuccia in un’intercettazione del 2013 afferma che vent’anni prima mi avrebbe riparato una mia casa a Capo Vaticano quando invece avrei dovuto interrogarlo come magistrato. Ma a Vibo come sostituto procuratore sono rimasto sino al 1988. In più la casa non è mia ma di mio suocero e non ha tegole che potevano essere riparate ma solo un terrazzo”. E’ quanto dichiarato stamane dal sindaco di Vibo Valentia, Elio Costa - già pm a Vibo sino al 1988, poi procuratore a Crotone e dal marzo 1994 procuratore a Palmi -, in relazione alle intercettazioni in cui l’imprenditore Angelo Restuccia, 80 anni, originario di Rombiolo ma con sede delle ditte a Mesiano di Filandari, destinatario nei giorni scorsi di un sequestro di beni da 28 milioni di euro, raccontava che l’allora magistrato Costa avrebbe dovuto interrogarlo ma si sarebbe poi fatto riparare una sua casa a Capo Vaticano.

“Non ho mai costruito a Capo Vaticano - afferma Elio Costa -, la casa in questione è di mio suocero che l’ha realizzata nel 1968 e non ha mai presentato problemi di stabilità come invece affermato da Restuccia nel corso delle intercettazioni laddove dice di avermi inviato degli operai per via di una lesione che la rendeva inabitabile. Nessuna lesione, invece, la casa è stata realizzata da mio suocero con progetto dell’ingegnere Vittorio Barberio ed è in cemento armato e pur se molto vicina al mare non ha mai presentato problemi di stabilità”.

Ed allora perché Restuccia avrebbe affermato - sapendo di non essere ascoltato - determinate cose proprio su Elio Costa e la casa sita a Santa Maria di Ricadi? “Non lo so - risponde il sindaco Costa - ma proprio per questo ho sporto denuncia-querela chiedendo l’affermazione della penale responsabilità di chiunque può aver contribuito a fornire una falsa rappresentazione della realtà. Non capisco poi perché intercettazioni del 2013 spuntano solo nel 2017. Chiederò la trascrizione integrale di tali intercettazioni dell’imprenditore Restuccia. Bastava fare i dovuti accertamenti per scoprire che quanto afferma Restuccia non corrisponde al vero”.

Nulla da rimproverare, però, all’operato dei magistrati di Reggio Calabria. “No, non ho nulla da rimproverare loro, hanno scritto determinate cose nel provvedimento, ma non ho nulla da rimproverare loro. Attraverso la denuncia che ho presentato, chiedo che si accerti la verità”.

Ed ancora: “Non ricordo di aver mai interrogato l’imprenditore Restuccia in nessuna attività di indagine o di essermi occupato come magistrato di procedimenti penali che riguardavano questo signore, anche perchè essendo imprenditore eventuali procedimenti minori inerenti violazioni edilizie o altro, non erano di mia competenza ma della Pretura. Non ho contezza che all’epoca dei fatti Restuccia fosse inserito in contesti criminali o mafiosi. Chiedo quindi ai giudici di Reggio Calabria di accertare tutti i fatti. Ricordo che quando nel corso del mio primo mandato di sindaco mi sono accorto che l'intonaco del nuovo palazzo di giustizia presentava dei problemi, ho chiamato il dirigente architetto Consoli per contestare la cosa all'imprenditore Angelo Restuccia che quei lavori aveva eseguito".

Così il sindaco di Vibo Valentia, Elio Costa, ha inteso chiarire la vicenda che lo tirava in ballo, rispondendo anche al Meet up “Vibonesi in Movimento - Amici di Beppe Grillo” che nei giorni scorsi avevano chiesto proprio al primo cittadino di spiegare ogni aspetto su quanto emerso nell’ambito del provvedimento di sequestro dei beni all’imprenditore Angelo Restuccia. Imprenditore che, ad avviso del Tribunale di Reggio Calabria “Misure di Prevenzione”, sarebbe da ritenere “mafioso” e colluso con i clan Mancuso di Limbadi e Piromalli di Gioia Tauro almeno dal lontano 1978, attraversando quindi tutti gli anni ’80 per arrivare all’attualità.

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