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Con una missiva inviata alla nostra testata, i genitori ed i fratelli del nuovo pentito spiegano di rifiutare anche il programma di protezione

Nicola Figliuzzi e la lettera inviata dai familiari al Il Vibonese
Cronaca

Prendono decisamente le distanze da Nicola Figliuzzi, 27 anni, di Sant’Angelo di Gerocarne, residente a Pizzoni ed attualmente detenuto in una località protetta dopo aver deciso di collaborare con la giustizia, i familiari del nuovo “pentito” della ‘ndrangheta vibonese. 

Lo fanno attraverso una missiva inviata a Il Vibonese.it con cui Cosimo Figliuzzi e Rosa Donato, genitori di Nicola Figliuzzi, unitamente ai loro figli Pasqualino, Antonio, Michela e Vincenzo, tutti fratelli di Nicola, dichiarano testualmente di “aver rifiutato la protezione richiesta dal collaboratore di giustizia Figliuzzi Nicola, in quanto” non hanno più “nulla  a che vedere con lui”. 

Una dissociazione netta, quindi, dalla scelta di vita che Nicola Figliuzzi ha compiuto il 16 novembre scorso dopo essere stato arrestato con l’accusa di essere stato uno degli esecutori materiali dell’omicidio di Giuseppe Canale, compiuto a Gallico, frazione di Reggio Calabria, il 12 agosto del 2011 per fare un favore al clan Condello-Chirico.

Il giovane, già condannato in primo grado a 20 anni nel processo “Gringia” per l’omicidio di Giuseppe Matina, compiuto a Stefanaconi su mandato del clan Patania, si trova attualmente sotto processo in appello anche per il tentato omicidio (esecutore materiale) di Francesco Calafati, fatto di sangue avvenuto a Stefanaconi il 21 marzo 2012. Figliuzzi è stato infine riconosciuto colpevole in via definitiva del tentato omicidio di Francesco Scrugli, compiuto nel febbraio 2012 a Vibo Valentia.

Da oltre due settimane ha iniziato a riempire pagine e pagine di verbali con i magistrati della Dda di Catanzaro, autoaccusandosi dell’omicidio Canale e fornendo diversi particolari inediti sui fatti di sangue al centro della guerra di mafia scatenata nel 2011 e 2012 dal clan Patania contro il gruppo di Antonio Emilio Bartolotta ed il clan dei Piscopisani.

La scelta di Nicola Figliuzzi non sembra essere stata gradita dai familiari che, pur non giudicandola, nella missiva inviata a Il Vibonese ci tengono a sottolineare di non voler più avere a che fare con il congiunto, rifiutando ogni protezione che è stata offerta dallo Stato al fine di evitare possibili rappresaglie da parte dei clan chiamati in causa da Figliuzzi.

E’ la seconda presa di distanza “forte” che avviene nel Vibonese da parte dei familiari di coloro che hanno deciso di collaborare con la giustizia. Lo scorso anno era infatti toccato ai familiari di Andrea Mantella prendere le distanze dalla scelta del congiunto di "saltare il fosso" e "vuotare il sacco" su decenni di crimini e misfatti. Che sia una convinzione o una necessità dettata dalla paura di ritorsioni, è ancora presto per dirlo. 

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