giovedì,Luglio 29 2021

Cinghiali, è la “carica dei 300mila”. Coldiretti: «Contrasto fermato dal Covid»

L’associazione denuncia una proliferazione incontrollata degli ungulati nell’area centrale della Calabria anche a causa dello stop alla caccia e della libera circolazione degli animali

Cinghiali, è la “carica dei 300mila”. Coldiretti: «Contrasto fermato dal Covid»

«La natura ha riconquistato i suoi spazi e le restrizioni legate all’emergenza coronavirus hanno portato diversi animali a “passeggiare” indisturbati per le strade delle città. Un fenomeno straordinario dal punto di vista ambientale e faunistico, ma che in Calabria si è trasformato in un vero e proprio dramma sociale. La regione è, infatti, invasa da oltre 300mila cinghiali che, in piena solitudine e alla ricerca di cibo, stanno scorrazzando non solo tra i campi coltivati ma anche nelle zone abitate».

È quanto riferisce FabioBorrello, presidente provinciale di ColdirettiCatanzaro, richiamando ancora una volta l’attenzione sulla presenza invasiva di ungulati che costituisce serio problema per le coltivazioni agricole. «L’area centrale della Calabria – si spiega -, con le province di Catanzaro, Vibo Valentia e Crotone è proprio una delle più colpite da questo fenomeno. La presenza incontrollata crea rilevanti danni alle coltivazioni – prosegue Coldiretti – e causa di problemi sanitari, compreso sulle strade dove sono motivo di incidenti. La situazione è sfuggita di mano, le piantagioni vengono devastate e per un imprenditore agricolo tutto questo rappresenta un colpo irrecuperabile in una economia già segnata dalle restrizioni in atto. Per il Covid tutto si è fermato e non ci sono risultati positivi nel contrasto a questo fenomeno, considerato anche che il cinghiale non ha un vero e proprio antagonista in natura».

Parghelia, branco di cinghiali banchetta per strada – Video

Le proposte della Coldiretti sono quelle di «modifica delle norme regionali che risalgono a 22 anni fa e che erano state pensate per la tutela e protezione della fauna selvatica, al fine della ricostituzione del patrimonio faunistico e che oggi evidentemente si sono dimostrate non più idonee. Abbiamo chiesto di allungare il calendario venatorio – afferma all’Agi Borrello – autorizzando anche gli imprenditori agricoli muniti di permesso di caccia a sparare all’animale selvatico che invade le coltivazioni».

«Il Covid19 ha assestato il colpo definitivo alla riproduzione incontrollata, con danni incalcolabili all’economia agricola e alla sicurezza stradale. Nell’ultimo anno – evidenzia Borrello – sono stati autorizzati 3.500 abbattimenti nel periodo di caccia aperto da settembre a dicembre. Quindi circa l’uno per cento dei capi presenti. Per questo sono stati autorizzati i selezionatori, cacciatori incaricati di abbattere cinghiali anche fuori dalla stagione di caccia. Nel pieno della loro attività, però, è intervenuta l’emergenza Covid-19 e le restrizioni hanno bloccato questo tipo di attività. Il risultato drammatico è che i cinghiali si riproducono rapidamente e la situazione è completamente fuori controllo».

Emergenza cinghiali nel Vibonese, il comitato scrive alla Regione

top