Rifiuti a Vibo, bacchettata di Scuticchio al Comune: «Le regole fatte carta straccia»

Duro intervento dell’ex assessore cittadino all’Ambiente: «Disattesi i meccanismi di sanzione e premialità previsti dal capitolato d’appalto sugli obiettivi della raccolta differenziata. Sembra di stare in un “suk”»

Duro intervento dell’ex assessore cittadino all’Ambiente: «Disattesi i meccanismi di sanzione e premialità previsti dal capitolato d’appalto sugli obiettivi della raccolta differenziata. Sembra di stare in un “suk”»

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Dal già assessore all’Ambiente del Comune di Vibo Valentia, Antonio Scuticchio, riceviamo e pubblichiamo: 

Quando ho terminato l’incarico di assessore all’Ambiente, a fine luglio, avevo fatto in tempo a stabilire delle regole nel settore rifiuti (da sempre un buco nero per le casse del Comune di Vibo Valentia), che avrebbero permesso, in futuro, di raggiungere dei risultati. 

Risultati ce ne sono già, infatti. Ma spiace notare che quelle regole, cristallizzate nel contratto con l’appaltatrice del servizio gestione rifiuti, per il Comune siano divenute carta straccia. Un passo indietro per spiegare di cosa si parla. Nel 2016 c’era un contratto demenziale: vi era scritto che l’appaltatore doveva raggiungere il 25 per cento di raccolta differenziata ma non era previsto alcun termine. Risultato: il 25 per cento non lo raggiunse mai. Per evitare in futuro simili errori, ho previsto una clausola nel nuovo capitolato d’appalto: l’impresa aggiudicataria, entrata a regime la Rd, deve raggiungere ogni mese il 40 per cento, altrimenti paga una penale di 40mila euro mensili. 

Di contro, l’ingegner Santini (tecnico del settore Ambiente) previde opportunamente delle premialità (1500 euro per ogni punto percentuale di Rd oltre il 40 per cento). Quella regola, ultimamente, sta dando i suoi frutti. In base ai dati forniti dall’appaltatore, la percentuale del 40 per cento è stata superata sia a ottobre che a novembre. Tuttavia, ad agosto (mese in cui la Rd, per contratto, avrebbe dovuto superare il 30 per cento) la percentuale si è fermata al 27 per cento. A settembre, mese in cui la Rd è entrata a regime a Vibo città, è arrivata tre punti sotto la soglia del 40 per cento. Purtroppo, che gli obiettivi non sarebbero stati raggiunti subito, lo avevo previsto a settembre, quando affermai che posticipare l’avvio della Rd a Vibo città di un mese e mezzo (dal primo agosto al 15 settembre) sarebbe stato un grave errore. Va precisato, a questo punto, che la penale prevista dal capitolato non va intesa come automatica. Bisogna stabilire di chi è la colpa.  

Ebbene, a leggere le ultime determine di liquidazione mensile delle fatture per i servizi resi, la colpa non è di nessuno. Come se il capitolato e il contratto fossero, appunto, carta straccia. In una determina del 23 novembre scorso si legge che “le fatture dei canoni dei mesi luglio ed agosto 2017 sono state liquidate per intero sia per lo stato di agitazione proclamato dai dipendenti della ditta (cosa c’entra?), “sia per le eventuali penali da applicare e trattenere sulle prossime fatture” e che “in merito alle contestazioni dell’Ente alla ditta, delle controdeduzioni della stessa …è in via di conclusione l’iter procedurale per l’applicazione delle eventuali penali”. 

In una determina 1437 del 12 dicembre scorso si ricorda ancora che le fatture di luglio, agosto e settembre sono state liquidate per intero “sia per lo stato di agitazione proclamato dai dipendenti della ditta sia per le eventuali penali da applicare e trattenere sulle prossime fatture”. Dopo di che, pur avendo precisato che l’impresa ha “condiviso quanto mosso dal Comune” (sic) si stabilisce “dopo una attenta analisi del contenzioso in essere, di riconoscere alcuni lavori extracontrattuali effettuati dalla ditta affidataria a compensazione delle rivendicazioni del Comune e deciso quindi di poter liquidare la fattura del canone del mese di ottobre 2017”. Quale analisi? Quali lavori? Quantificati come? Come si arriva a compensazione?  

Anziché la sede di applicazione di un contratto sembra la scena di un antico suk, dove vige la pratica del baratto ad occhio (“dare cammello, prendere stoffe”). Sia chiaro che non si sta puntando l’indice contro l’impresa appaltatrice. Che, anzi, ha dimostrato di voler fare impresa, spendendo migliaia di euro per mastelli e cassonetti. Ma se per le inadempienze non paga nessuno, come sempre finisce per pagare Pantalone. Cioè i vibonesi, i quali, invece, avendo iniziato la differenziata, hanno diritto a una riduzione tariffaria

Tornando al luglio scorso: la decisione di posticipare l’avvio della Rd su tutto il territorio fu presa a seguito di una riunione congiunta tra il sindaco e l’impresa. Fu un errore. Oggi chi paga per quell’errore? E dove è finito quel sindaco che, a  giugno di quest’anno sollecitava, a voce e persino per iscritto, provvedimenti contro l’appaltatrice per presunte disfunzioni nel servizio? Non si occupa più di rifiuti? Non legge più gli atti? Sarà anche culturalmente apprezzabile, da parte sua, presentare libri e inaugurare chioschi bar con tanto di targa. Ma non è abbastanza da giustificare i circa 5mila euro che costa ogni mese alla comunità.  Quando un Comune stabilisce una regola, lo fa per conto degli amministrati. Non si può né annacquare né barattare. La differenziata non è un processo irreversibile. Non è detto che ogni mese si superi il 40 per cento. Per questo, la regola deve valere sempre. Se oggi si aggira il contratto, domani tutto potrà accadere. Ultima considerazione: secondo uno studio Conai, la Rd costa sette volte più di quella normale. Con le stesse risorse del passato, circa tre milioni e 600 mila euro annui, Vibo è passata dal 5 per cento (gennaio, ultimo mese vecchia impresa) a oltre il 40 per cento (Dusty, attuale gestore). 

Cosa significa? Uno: che la forza lavoro era male utilizzata. Oggi sta dimostrando il suo valore (e quindi andrebbe premiata). Due: che, almeno fino al 2016, in tutti questi anni il Comune ha regalato soldi a tutte le ditte appaltatrici passate da queste parti.  Ovunque in Italia, la Rd è un fatto ordinario. A Vibo non lo era perché non c’erano regole. Ma adesso che ci sono bisogna rispettarle. Cosa che non sta avvenendo, ed è un altro grave errore. 

Antonio Scuticchio, già assessore all’Ambiente del Comune di Vibo Valentia