L'edizione 2026 del prestigioso evento formativo di radiointerferometria si è svolto a Noto. A raccolta oltre 70 giovani ricercatori giunti da tutto il mondo
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L'astrofisico vibonese Rocco Lico “anima” dell'undicesima edizione della European radio interferometry school (Eris 2026), la scuola europea dedicata alla formazione dei giovani ricercatori nel campo della radiointerferometria, ospitata nei giorni scorsi dall'Istituto di Radioastronomia dell'Inaf di Noto. È stato proprio l'esperto dell'Istituto nazionale di astrofisica e uomo di punta di Eht, pool di esperti internazionali che nel 2019 e 2022 ha pubblicato per la prima volta delle foto di buchi neri, infatti, a coordinare dal punto di vista scientifico l'edizione 2026 dell'evento promosso a cadenza biennale nelle varie nazioni continentali. Nel 2024 la scuola europea di radiointerferometria si è svolta a Granada, in Spagna. Quest'anno in Sicilia si sono dati appuntamento in oltre 70, provenienti da diverse parti d'Europa e da Africa, Emirati Arabi, Sud America e Asia.
«Per circa una settimana - spiega lo scienziato di fama mondiale nativo di Mileto - abbiamo messo insieme un team di esperti del campo per formare la nuova generazione di radioastronomi. Consci di questa grande responsabilità abbiamo deciso di farlo a Noto, in una cornice dove i partecipanti hanno potuto godersi non solo la scienza di per sé, ma anche le bellezze naturali, storiche e culinarie di questa terra». Eris 2026 ha proposto lezioni e attività pratiche dedicate alla radiointerferometria, con approfondimenti che hanno spaziato dai concetti fondamentali alle tecniche più avanzate di elaborazione e analisi dei dati. Tra gli argomenti affrontati ci sono stati la calibrazione e l'imaging dei dati interferometrici, le osservazioni del continuo, delle righe spettrali e della polarizzazione, oltre alla pianificazione delle osservazioni e alla preparazione delle proposte scientifiche.
In programma anche una visita alla stazione radioastronomica di Noto, membro della rete europea VLBI (EVN), e al suo radiotelescopio da 32 metri. Il tutto con uno sguardo rivolto al futuro, visto che la formazione dei giovani ricercatori sta avvenendo in una fase di grande trasformazione per la radioastronomia internazionale, in cui si sta tra l'altro cercando di capire come strumentazioni, nuove tecniche di studio e intelligenza artificiale possono dialogare tra loro per affrontare al meglio le sfide addivenire. Recentemente il professore Rocco Lico è stato anche tra gli artefici dello studio dell'Osservatorio astronomico di Shanghai e dell'Istituto nazionale di astrofisica che per la prima volta ha permesso di pubblicare immagini a due colori del buco nero M87. Un ulteriore passo in avanti «per giungere in futuro a vedere non solo delle immagini ma anche dei 'filmati' veri e propri che ci dicono come questi oggetti variano in funzione del tempo».

