Dalla Statale 18 alla Provinciale 522, sacchi e cumuli di rifiuti accompagnano il viaggio verso il mare. Un biglietto da visita impietoso tra inciviltà, strade dissestate e competenze rimpallate
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Sinceramente non ho mai capito per quale motivo gli Dei dell’Olimpo, con tutte le vicine isole greche che avevano a disposizione, dovessero fare le vacanze su un tratto della costa della provincia di Vibo Valentia, pardon, di Hipponion, a loro intitolata. Ma di certo oggi avrebbero difficoltà a ritrovare la bellezza struggente che si era conservata per millenni e appena fino a mezzo secolo fa. Altro che templi a loro dedicati! A parte la cascata di cemento e asfalto che ne ha cancellato per sempre i connotati, resterebbero scioccati dalla massa di spazzatura (inimmaginabile ai tempi di Zeus, Hera e relativa divina prole più o meno legittima) che accompagna i visitatori moderni della decantata costa.
Sia che si percorra la Statale 18, che la provinciale 522 (la litoranea), lo spettacolo è degno più dei maiali della maga Circe o del fedele Eumeo, che degli eredi smemorati della Magna Grecia.
Strisce interminabili di rifiuti di ogni genere si accumulano di anno in anno ai bordi delle strade, tant’è che, se non fosse per i problemi di sicurezza stradale, avevo proposto anni fa di evitare lo sfalcio delle cosiddette erbacce e delle canne, alla luce del vecchio adagio secondo cui se “l’occhio non vede il cuore non duole”. Alla fine però mi sono reso conto che, in provincia di Vibo, quella spazzatura fa talmente parte del paesaggio tanto da sostituirsi praticamente al guardrail e che non c’è peggior cieco di chi non vuole vedere, mettendosi così al riparo da dolori precordiali.
Quelli che li notano però sono i turisti, italiani o stranieri, quelli che probabilmente non sono proprio convinti che “tutto il mondo è paese”, che rifiutano il cortese e abusato invito della serie “se non ti piace, statti a casa tua”, o l’auspicio che chi osa parlare dei mali della cosiddetta regione “più bella del mondo “, venga colto dalla peste bubbonica. E così la spazzatura resta, quando non viene carbonizzata dagli incendi, così come i crateri sulle strade (il Freccia Rossa ferma a Vibo-Pizzo, ma prima bisogna arrivarci senza spaccare le gomme).
Né, francamente, mi appassiona la polemica sulle competenze della pulizia delle strade (ANAS, Comuni, Provincia, Regione, l’Esercito della Monnezza, chi lo sa?), tanto lo so (mi sono fatto vecchio): se anche il miracolo accadesse, tra un anno le “erbacce” avranno nascosto di nuovo tutta la “rumenta” lanciata dai finestrini dai figli di questa “Calabria Straordinaria”, più bella della California, delle Maldive e della Polinesia messe assieme.
Sempre a prescindere.
*dottore naturalista

