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La Cassazione rigetta l’appello della Procura di Vibo Valentia. Il 64enne di Limbadi scarcerato nel 2012 dopo 19 anni di detenzione

Cronaca

La prima sezione penale della Cassazione ha accolto il ricorso proposto dagli avvocati Giancarlo Pittelli e Francesco Sabatino, difensori di fiducia del boss Luigi Mancuso, ritenuto ai vertici dell’omonimo clan di Limbadi. La Suprema Corte hanno annullato senza rinvio la decisione con la quale il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva disposto l’applicazione della misura cautelare (domiciliari) nei confronti di Luigi Mancuso, arrestato il 12 agosto 2017 a Nicotera dopo un periodo di latitanza. Il Tribunale di Vibo Valentia, in accoglimento della richieste degli avvocati Sabatino e Pittelli, aveva disposto l’immediata scarcerazione con provvedimento che era stato immediatamente impugnato dalla Procura di Vibo Valentia e con il successivo accoglimento da parte del Riesame di Catanzaro. L’eventuale rigetto del ricorso avrebbe determinato l’arresto del boss, ma l’annullamento senza rinvio della decisione ha confermato la correttezza dell’operato del Tribunale di Vibo Valentia.  Il boss Luigi Mancuso ha riacquistato la libertà nel luglio 2012 dopo 19 anni di ininterrotta detenzione, anche al 41 bis, per condanne definitive per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti. Dopo l’uscita dal carcere si era reso per alcuni anni irreperibile sottraendosi alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Detta misura originariamente estesa a 5 anni è stata ridotta dalla Corte d’Appello di Catanzaro a 3 anni e di recente è stata revocata dal Tribunale di Vibo Valentia. Pertanto Mancuso  potrà affrontare il processo che lo vede imputato a piede libero e senza alcuna misura.  LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: il profilo e l’escalation del boss Luigi Mancuso

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