Carattere

La Suprema Corte conferma la sentenza della Corte d'Appello di Catanzaro per i clan di Gerocarne e delle Preserre vibonesi. In totale 155 gli anni di carcere

Cronaca

Regge anche al vaglio della Suprema Corte la sentenza della Corte d'Appello di Catanzaro, presieduta dal giudice Giancarlo Bianchi ed emessa il 21 luglio 2016, nel processo nato dall'operazione antimafia della Dda denominata "Luce nei boschi" contro i clan delle Preserre vibonesi ed il locale di 'ndrangheta di Ariola. La Cassazione ha infatti stasera confermato le seguenti condanne: 24 anni di carcere per Bruno Emanuele, ritenuto a capo dell’omonimo clan di Sorianello e Gerocarne; 15 anni per Gaetano Emanuele; 16 anni per Antonio Altamura, ritenuto il capo storico del “locale” di ‘ndrangheta di Ariola di Gerocarne; 12 anni e 2 mesi per Franco Idà, cognato di Bruno Emanuele; 12 anni a testa per Francesco Capomolla, Giovanni Loielo, Vincenzo Bartone e Pasquale De Masi; 8 anni Leonardo Bertucci e Antonio Gallace; 7 anni per Vincenzo Taverniti (alias "Cenzo d'Ariola) e Nazzareno Altamura; 6 anni per il collaboratore di giustizia di Cassano (Cs), Domenico Falbo; 1 anno e 6 mesi a Giuseppe De Girolamo. Tutti gli imputati sono di Gerocarne, tranne Bartone che è di Sorianello, Capomolla di Acquaro e Gallace che è di Arena. Parti civili nel processo i Comuni di Gerocarne, Acquaro, Pizzoni, Arena, Dasà, Vazzano, Soriano Calabro, Sorianello, oltre che Confindustria Calabria. Si tratta di un verdetto storico dal punto di vista giudiziario perchè certifica per la prima volta in via definitiva l'esistenza della "società d'Ariola" quale associazione mafiosa che agisce su un vasto territorio delle Preserre vibonesi ed ha quale epicentro la frazione Ariola di Gerocarne. Accanto al capo storico del "locale" di 'ndrangheta di Ariola di Gerocarne avrebbero alternativamente operato quale braccio-armato prima il clan dei Loielo e poi quello guidato dai fratelli Bruno e Gaetano Emanuele. Gli anni di carcere chiesti in primo grado dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo dal pm Marisa Manzini erano stati 261. La Cassazione - confermando il verdetto della Corte d'Appello di Catanzaro - ne ha alla fine inflitti 155. Le indagini sul "campo" erano state invece portate avanti dalla Squadra Mobile di Catanzaro.  LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: “Luce nei boschi”, nessun risarcimento per Francesco Taverniti                                                                                   ‘Ndrangheta: “Luce nei boschi”, scarcerato Franco Idà                             ‘Ndrangheta: la Cassazione certifica l’esistenza dei “locali” mafiosi di Piscopio e Cassari

In evidenza

Seguici su Facebook