Processo di secondo grado da rifare per Nicola Bonavota, 49 anni, di Sant’Onofrio, accusato di aver commissionato l’omicidio di Domenico Belsito, ucciso a Pizzo il 18 marzo 2004. La Cassazione ha infatti annullato con rinvio la condanna a 18 anni e 6 mesi emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro nel dicembre 2024. Rigettato, invece, il ricorso di Andrea Mantella, 54 anni, di Vibo Valentia (attuale collaboratore di giustizia), condannato a due anni. In primo grado Nicola Bonavota era stato condannato a 30 anni di reclusione. Il ricorso in Cassazione è stato presentato dagli avvocati Tiziana Barillaro, Angela Compagnone e Maurizio Giannone.
Belsito venne ferito a colpi di arma da fuoco mentre si trovava in un noto bar di Pizzo e morì due settimane dopo nell’ospedale di Vibo Valentia. A sparare – secondo l’accusa – fu Francesco Scrugli, a sua volta ucciso a Vibo Marina nel 2012.  L’omicidio Belsito rappresenterebbe il delitto con il quale Andrea Mantella strinse l’alleanza con il clan Bonavota di Sant’Onofrio. Il delitto di Domenico Belsito sarebbe stato infatti preceduto da un accordo: uno scambio di uomini fra il gruppo guidato da Andrea Mantella e Francesco Scrugli (all’epoca staccatisi dal clan Lo Bianco di Vibo) e quello dei Bonavota.
Era la sera del 18 marzo 2004 a Pizzo quando Domenico Belsito, nei pressi di un bar, appena sceso dalla sua autovettura veniva raggiunto da numerosi colpi d’arma da fuoco, mentre i sicari facevano perdere le loro tracce a bordo di un’autovettura, risultata rubata e rinvenuta, ancora in fiamme, a pochi chilometri di distanza, nei pressi di una masseria. La vittima, dopo alcuni giorni di agonia e nonostante i tentativi disperati dei sanitari dell’ospedale civile di Vibo Valentia di strapparlo alla morte, è deceduta, all’età di 34 anni, il successivo 1 aprile. La sentenza di morte era stata eseguita poiché il Belsito, ritenuto intraneo al locale di ‘ndrangheta di Sant’Onofrio, e già sposato, avrebbe intrattenuto una relazione extraconiugale con la sorella di un altro affiliato. Per tale delitto è già stato condannato in via definitiva a 8 anni Francesco Fortuna di Sant’Onofrio, attuale collaboratore di giustizia. Per lo stesso fatto di sangue – ma con rito ordinario – in appello sono stati condannati all’ergastolo Domenico Bonavota, ritenuto il mandante del delitto, e Salvatore Mantella, accusato di avere partecipato all’agguato guidando l’auto con a bordo il killer (Francesco Scrugli, assassinato nel 2012 a Vibo Marina). Tredici anni è invece la pena in appello per collaboratore di giustizia Onofrio Barbieri, già legato al clan Bonavota, che ha ammesso di aver rubato l’auto per portare a termine l’omicidio. Si attende per loro il verdetto della Cassazione.