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A breve il primo incontro della commissione paritetica richiesta dai vertici dell’organismo e avallata dal vescovo Luigi Renzo. Ecco chi entrerà a farne parte

Cronaca

Starebbe per riaprirsi ufficialmente il dialogo tra la diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea e la fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” di Paravati. Già alla fine di questo mese, subito dopo il convegno diocesano in programma nella basilica-cattedrale di Mileto giovedì e venerdì prossimi, infatti, salvo sorprese dell’ultima ora si dovrebbe tenere il primo incontro della nuova commissione paritetica richiesta dai vertici della fondazione e avallata dal vescovo Luigi Renzo, “quale ulteriore gesto di buona volontà”. All’organo collegiale, appena istituito, toccherà il delicato compito di cercare di porre soluzione allo stucchevole scontro in atto tra le parti, esploso in tutto il suo fragore oltre un anno fa in conseguenza delle mancate riforme dello Statuto richieste dal presule nell’ottica della consacrazione della “Grande chiesa”. La conferma dell’imminente incontro contribuisce a ridare speranza a schiere di pellegrini che, in tutto il mondo, si rifanno al carisma della mistica con le stigmate Natuzza Evolo, proprio quando tutto sembrava perduto e la liquidazione dell’Ente era, ormai, data alle porte. I fedeli, d’altronde, stanchi di questo gioco delle parti di pirandelliana memoria non attendono altro che di vedere l’edificio sacro della “Villa della Gioia” inserito appieno all’interno della Chiesa di Roma, che la causa di beatificazione prenda finalmente corpo e che l’enorme patrimonio spirituale elargito in vita dall’umile donna calabrese non vada disperso per interessi di “partito” e quant’altro. Sei saranno i membri della commissione paritetica, tre in rappresentanza della diocesi e tre della fondazione. 

Tra i primi dovrebbero figurare anche l’attuale direttore dell’Ufficio amministrativo don Antonio Russo e il vicario episcopale monsignor Vincenzo Varone, tra i secondi il presidente Pasquale Anastasi e l’avvocato Vincenzo Trungadi. Il vescovo, a quanto sembra, reputa fuori discussione punti cardine della riforma dello statuto, quali, l’inserimento nel consiglio d’amministrazione, ampliato da nove ad undici membri, di tre delegati della Curia, l’eliminazione del testamento spirituale della mistica, con l’aggiunta dell’inciso che lo spirito dell’ente morale è costituito dalla volontà da lei manifestata in tale documento, la sottolineatura che la cura e la gestione della chiesa, ormai ultimata, saranno di pertinenza della diocesi. Rimangono i margini di manovra e di confronto su tutto il resto. Da quanto trapela l’accordo di massima ci sarebbe già. In virtù di quel che si è visto in questi mesi, tuttavia, prima di cantare vittoria è forse meglio attendere che il tutto venga messo nero su bianco e che dalle parole si passi ai fatti. Dopo di che, sperano i più ottimisti, già entro fine anno la consacrazione della Grande chiesa potrebbe divenire realtà

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