martedì,Luglio 27 2021

Migranti, 5 anni fa sbarco con 16 morti: tombe ancora senza nome al cimitero di Bivona

Morirono per asfissia e per intossicazione causata dai fumi del motore mentre cercavano di raggiungere le coste calabresi. Sulla lapide solo la scritta “Venuti dal mare”

Migranti, 5 anni fa sbarco con 16 morti: tombe ancora senza nome al cimitero di Bivona

All’alba del 22 luglio del 2016 faceva il suo ingresso silenzioso nel porto di Vibo Marina la nave della marina militare irlandese “James Joice”. La nave portava un carico di disperazione e di morte. Insieme ai 600 migranti recuperati nel Canale di Sicilia a bordo vi erano anche sedici corpi senza vita, rinvenuti dai soccorritori nella stiva di un barcone nella quale sarebbero morti per asfissia e per intossicazione causata dai fumi del motore. Le loro salme furono tumulate nel cimitero di Bivona, sulla lapide senza nomi una sola iscrizione: «Venuti dal mare»

In quella occasione, un comunicato della Pro Loco commentò: «Ora però dobbiamo fermarci, seppure per un istante, non possiamo rimanere indifferenti e chiudere gli occhi mentre la grande nave all’alba entra silenziosa nel nostro porto con il suo carico di umanità e di dolore raccolti nelle acque di quel Mediterraneo che bagna anche la comunità di Vibo Marina».

A distanza di cinque anni da quel tragico avvenimento, l’associazione invita a non dimenticare quelle sedici bare allineate sulla banchina Bengasi, alle quali si aggiunsero altri due decessi nei giorni successivi e a riflettere su quella tragedia che aveva toccato Vibo Marina, ricordando la tanta solidarietà dimostrata dal volontariato e dalle istituzioni, ma purtroppo anche la tanta indifferenza.

«Per non dimenticare dopo cinque anni, per divenire più colti e consapevoli di stare sul Mediterraneo, un mare pieno di popoli e di traffici commerciali, di bellezze e di continue tragedie che richiedono conoscenza e valorizzazione delle varie culture, solidarietà, integrazione». Il ricordo della Pro Loco si conclude con la speranza che si possa ancora cercare di dare un nome a quelle tombe senza nome nel cimitero di Bivona, che accolgono figli di madri che piangono senza sapere dove riposano i loro cari.

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