‘Ndrangheta: due ergastoli definitivi per l’omicidio a Gerocarne dei fratelli Loielo

Verdetto della Cassazione nel processo “Luce nei boschi”. Carcere a vita per il boss Bruno Emanuele

Verdetto della Cassazione nel processo “Luce nei boschi”. Carcere a vita per il boss Bruno Emanuele

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Ergastolo. Questo il verdetto della Cassazione che ha confermato la sentenza emessa il 16 febbraio scorso dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro (con la sola esclusione delle aggravanti dei motivi abietti e futili) che ha condannato al carcere a vita Bruno Emanuele, 45 anni, e Vincenzo Bartone, 49 anni, di Gerocarne. Entrambi gli imputati sono stati riconosciuti colpevoli del duplice omicidio dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Loielo (ritenuti esponenti apicali dell’omonima cosca vibonese), fatto di sangue avvenuto nell’aprile del 2002 mentre le vittime si trovavano in auto nei pressi dell’acquedotto di Gerocarne. La Fiat Panda dei fratelli Loielo venne crivellata a colpi di mitraglietta e kalashnikov. Importanti ai fini della ricostruzione e dell’attribuzione delle responsabilità del duplice omicidio dei fratelli Loielo si sono rivelati gli accertamenti sulle schede telefoniche rinvenute sul luogo dell’agguato e poi le dichiarazioni del pentito Tonino Forastefano, boss di Cassano allo Jonio, nel Cosentino, stretto alleato e sodale del boss vibonese Bruno Emanuele che con l’eliminazione dei fratelli Loielo ha assunto definitivamente il ruolo di “braccio armato” del “locale di ‘ndrangheta di Ariola”, struttura criminale al cui vertice vi sarebbe stato il boss Antonio Altamura. Antonio, detto “Tonino”, Forastefano ha confessato di aver preso parte all’agguato mortale contro i fratelli Loielo, consumato nei pressi dell’acquedotto di Gerocarne, su richiesta del suo amico e sodale Bruno Emanuele. I tentati omicidi ai danni degli stessi fratelli Loielo portano invece le date del 25 marzo, 8 aprile e 15 aprile 2002. Bruno Emanuele er difeso dagli avvocati Giuseppe Di Renzo, Giancarlo Pittelli ed Enzo Galeota; Vincenzo Bartone dagli avvocati Francesco Lojacono, Gianni Russano e Salvatore Staiano. Parte civile nel processo (anche in Cassazione) il Comune di Pizzoni, assistito dall’avvocato Antonio Porcelli, e il Comune di Vazzano (avvocato Francesco Martelli). Non costituti parti civili in Cassazione i Comuni di Sorianello, Soriano Calabro, Gerocarne (località dove è avvenuto l’omicidio dei fratelli Loielo), Arena e Dasà. 

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