‘Ndrangheta: chiusa l’inchiesta sul clan Soriano, gli indagati salgono a 17

Il pm della Dda, Annamaria Frustaci, firma l’avviso di conclusione indagini per la consorteria di Filandari coinvolta nell’operazione “Nemea” dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo. Ecco tutte le accuse

Il pm della Dda, Annamaria Frustaci, firma l’avviso di conclusione indagini per la consorteria di Filandari coinvolta nell’operazione “Nemea” dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo. Ecco tutte le accuse

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Oltre quaranta capi di imputazione e 17 indagati. Si allarga l’inchiesta contro il clan Soriano di Filandari nata dall’operazione antimafia denominata “Nemea” scattata nel marzo scorso con otto ordinanze di custodia cautelare. Il pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, ha infatti chiuso le indagini preliminari di un’inchiesta condotta “sul campo” dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia. Questi gli indagati raggiunti dall’avviso di conclusione indagini: Leone Soriano, 52 anni, di Pizzinni di Filandari; Emanuele Mancuso, 30 anni, di Nicotera, collaboratore di giustizia dal giugno scorso, figlio del boss di Limbadi Pantaleone Mancuso, alias “l’Ingegnere”; Graziella Silipigni, 47 anni, di Pizzinni di Filandari, moglie del defunto Roberto Soriano (lupara bianca), fratello di Leone; Giuseppe Soriano, 27 anni, di Pizzinni di Filandari (figlio della Silipigni); Giacomo Cichello, 31 anni, di Filandari; Francesco Parrotta, 35 anni, di Filandari, ma residente a Ionadi; Caterina Soriano, 28 anni, di Pizzinni di Filandari (figlia di Graziella Silipigni); Luca Ciconte, 26 anni, di Sorianello, di fatto domiciliato a Pizzinni di Filandari (marito di Caterina Soriano); Massimo Vita, 34 anni, di Vena Superiore; Mirco Furchì, 25 anni, di Mandaradoni, frazione di Limbadi; Domenico Soriano, 59 anni, di Pizzinni di Filandari (fratello di Leone Soriano); Domenico Nazionale, 32 anni, di Tropea; Rosetta Lopreiato, 49 anni, di Pizzinni di Filandari (moglie di Leone Soriano); Maria Grazia Soriano, 46 anni, di Arzona di Filandari; Giuseppe Guerrera, 23 anni, di Arzona di Filandari; Luciano Marino Artusa, 57 anni, di Arzona di Filandari; Alex Prestanicola, 27 anni, di Filandari.                                                                       L’ accusa di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico (cocaina, eroina, marijuana e hashish), con l’aggravante di essere armata e superiore a dieci persone, viene contestata a 15 indagati. Si tratta di: Leone Soriano ed il nipote Giuseppe Soriano in qualità di capi e promotori; Graziella Silipigni e la figlia Caterina Soriano nelle qualità di organizzatrici e promotrici dell’associazione; Luca Ciconte, Francesco Parrotta, Giacomo Cichello, Alex Prestanicola, Maria Grazia Soriano, Giuseppe Guerrera, Rosetta Lopreiato, Emanuele Mancuso, Marino Luciano Artusa, Domenico Soriano e Domenico Nazionale nella qualità di partecipi.                                                                      Estorsione dalle modalità mafiose è poi l’accusa per Leone Soriano che, pur detenuto a Secondigliano (Na), avrebbe inviato alcune missive dal carattere intimidatorio (una recapitata il 31 gennaio 2017 e una l’11 maggio 2017) all’imprenditore di Ionadi, con impresa a Portosalvo, Antonino Castagna, a titolo “risarcitorio per le spese legali sostenute a seguito delle denunce sporte dallo stesso Castagna” e sfociate in nell’operazione antimafia “Ragno”. Una volta scarcerato, Leone Soriano avrebbe organizzato il 5 febbraio scorso il danneggiamento, attraverso un incendio, di un escavatore di Castagna con l’apporto materiale di Francesco Parrotta. Giuseppe Soriano, figlio del defunto Roberto Soriano (vittima della lupara bianca), e quindi nipote di Leone Soriano, insieme a Parrotta è accusato di aver fatto dei sopralluoghi – commissionati da Leone Soriano – fra l’8 e l’11 febbraio scorsi volti a verificare le potenzialità di un ordigno esplosivo per realizzare un attentato dinamitardo ai danni di Antonino Castagna. L’11 febbraio scorso, quindi, Leone Soriano e Francesco Parrotta e soggetti allo stato non identificati, avrebbero sparato numerosi colpi di pistola contro l’auto dell’avvocato Daniela Castagna, figlia dell’imprenditore Antonino Castagna. Nell’esplosione veniva colpito anche un muretto di recinzione. Il 13 febbraio scorso, invece, Leone Soriano, Francesco Parrotta, Emanuele Mancuso, Massimo Vita e Mirco Furchì sono accusati di aver fatto esplodere una bomba carta nel giardino dell’abitazione di Antonino Castagna. Leone Soriano e Francesco Parrotta sono quindi accusati di aver incendiato il 5 gennaio scorso un escavatore della ditta Castagna, provocando un danno di 60mila euro. 
Leone Soriano, Francesco Parrotta, Emanuele Mancuso e Giacomo Cichello sono poi accusati di aver esploso colpi di pistola contro il distributore di carburanti a Filandari dell’avvocato Romano Pasqua. Reati legati alla detenzione di armi e droga, invece, le contestazioni – aggravate dalle finalità mafiose – per Graziella Silipigni, la figlia Caterina Soriano, Luca Ciconte (fidanzato di Caterina Soriano), Giuseppe Soriano e Giacomo Cichello. Stesse contestazioni pure per Leone Soriano e Francesco Parrotta, mentre reati legati alla detenzione illegale di armi vengono contestati pure a Emanuele Mancuso. Leone Soriano – oltre ad aver violato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale avrebbe inoltre minacciato il maresciallo della Stazione di Filandari, Salvatore Todaro, arrivando anche a pianificare un attentato ai danni del carabiniere con il contributo di Francesco Parrotta. Nei progetti di Leone Soriano anche quello di colpire con una bomba la caserma dei carabinieri di Filandari nella parte degli alloggi di servizio (uno dei quali occupato dal maresciallo Todaro). A tal fine sarebbe stato effettuato un sopralluogo sul sito in cui compiere l’agguato, procurandosi un’auto rubata il 4 marzo scorso per mettere in atto l’azione ritorsiva. A carico di Leone Soriano anche l’accusa di minaccia aggravata dalle modalità mafiose rivolta al maggiore dei carabinieri Valerio Palmieri – a capo del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia – e ad altri militari dell’Arma, commessa l’8 marzo scorso in occasione della notifica del fermo di indiziato di delitto per l’operazione “Nemea”. Leone Soriano nel corso della perquisizione domiciliare e personale pronunciava all’indirizzo del maggiore Valerio Palmieri le seguenti espressioni: “Devi proteggere la famiglia tua, non la mia. Nonostante io non uscirò di casa vi farò vedere che ci sarà qualcuno che verrà a trovarvi. So dove abiti e ve la farò pagare. Ma secondo te il kalashnikov lo tengo a casa? Ce l’ho nei terreni e se vuoi venire, togliti la divisa e te lo faccio vedere, ma da uomo a uomo”. Poi rivolto agli altri carabinieri dichiarava: “E’ inutile che vi mettete i passamontagna, tanto vi conosco a tutti mentre entrate ed uscite dalle autovetture”. Dulcis in fundo, a carico di Leone Soriano e Giacomo Cichello l’accusa di aver incendiato il 5 ottobre 2017 una casa popolare a Filandari – già assegnata ad altra persona – che avrebbero voluto acquisire per utilizzarla quale dimora del sodalizio, mentre nei confronti di Leone Soriano, Francesco Parrotta, Luca Ciconte e Caterina Soriano viene contestata l’ulteriore accusa di estorsione aggravata dalle modalità mafiose per aver costretto il titolare di un bar di Filandari a versare agli indagati un’imprecisata somma di denaro quale condizione per il sereno svolgimento della propria attività. Tutti gli indagati avranno ora venti giorni di tempo per chiedere al pm di essere interrogati o presentare eventuali memorie difensive. Nel collegio di difesa figurano gli avvocati: Francesco Capria, Antonio Merante, Giuseppe Di Renzo, Daniela Garisto, Diego Brancia, Francesco Sabatino, Francesco Schimio, Antonia Nicolini, Giovanni Vecchio, Gianni Russano.   LEGGI ANCHE: Emanuele Mancuso e quella bomba regalata a Giuseppe Soriano (VIDEO)  

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