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I pentiti Mantella e Moscato svelano che il narcotrafficante doveva essere ucciso dopo le eliminazioni di Domenico Campisi e Vincenzo Barbieri

Cronaca

Domenico Campisi fu ammazzato - su ordine dei Mancuso, raccontano i pentiti - venerdì 17 giugno 2011. Fu il terzo broker del narcotraffico a cadere seguendo le logiche di restaurazione del potere del locale di Limbadi. Il 12 marzo precedente era toccato ad un bersaglio ancora più grosso, Vincenzo Barbieri, uno che per spessore nel traffico della cocaina era quasi pari a Bebé Pannunzi, il re del narcotraffico. L’8 novembre del 2010, invece, a Nicotera, era caduto Cosma Congiusti.

La mattanza dei narcos, però, doveva proseguire. Ed un altro pezzo da novanta era nei progetti destinato a cadere: si tratta di Francesco Ventrici, trafficante di cocaina di calibro, già socio di Barbieri, che come Barbieri era stato coinvolto nella storica indagine “Decollo” ed aveva lasciato la sua San Calogero per riciclare il suo denaro sporco e costruire un impero in Emilia Romagna. Che anche Franco Ventrici fosse stato condannato a morte lo riferiscono ora i collaboratori di giustizia Andrea Mantella e Raffaele Moscato, come si evince da un documento che la Guardia di finanza di Vibo Valentia ha inoltrato al pm antimafia di Catanzaro Anna Maria Frustaci, acquisito agli atti dell’inchiesta “Rimpiazzo”. Le dichiarazioni dei due pentiti sono ancora secretate: l’unica certezza, al momento, è che il loro formidabile contributo dichiarativo potrebbe consentire al pool guidato da Nicola Gratteri di fare luce su una scia di sangue impressionante, una catena di morti ammazzati sulla quale finora non è stata mai fatta piena luce, figlia di un focolaio innescato negli ultimi quindici anni su due fronti: la guerra di restaurazione dei Mancuso e quella di sostituzione del cartello composto dai Piscopisani, dai Bonavota e dagli Emanuele.

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