lunedì,Maggio 16 2022

Rinascita Scott e il racket sul turismo fra Tropea e Ricadi nell’esame del comandante del Ros

In aula il tenente colonnello Giovanni Migliavacca. Frutta e verdura pilotati dalla ‘ndrangheta nei villaggi turistici. E poi le pretese dei La Rosa sul proprio territorio con un imprenditore nel “mirino” e l’intervento “protettivo” di Papaianni

Rinascita Scott e il racket sul turismo fra Tropea e Ricadi nell’esame del comandante del Ros
Gianfranco Ferrante

La frutta piazzata dalla ‘ndrangheta nelle strutture ricettive e della ristorazione lungo la costa vibonese. Un affare che movimenta fiumi di denaro, laddove il turismo è un’industria sulla quale il clan Mancuso ha allungato da tempo i suoi tentacoli. Al maxiprocesso Rinascita Scott riprende l’esame del tenente colonnello Giovanni Migliavacca, comandante del Reparto anticrimine del Ros di Catanzaro, uno degli ufficiali di polizia giudiziaria le cui indagini costituiscono l’architrave del compendio accusatorio portato a dibattimento nell’aula bunker di Lamezia Terme dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia. Rispondendo alle domande del pm della Dda Andrea Mancuso, l’ufficiale dell’Arma scorre le intercettazioni che dimostrerebbero come Gianfranco Ferrante, uno dei presunti factotum di Luigi Mancuso, sia intervenuto per dirimere ogni controversia e tutelare gli interessi di uno dei fornitori di frutta e verdura che, secondo l’accusa, sarebbero stati sponsorizzati dallo stesso clan, Antonio Scrugli, pure imputato nel maxiprocesso. In sostanza, Gianfranco Ferrante, gestore di fatto di uno dei bar-tavola calda più noti e ricchi della provincia, il Cin Cin Bar di Vibo Valentia, interloquiva con diversi altri presunti esponenti della malavita, prestandosi ad un’attività non propria, ovvero il controllo dell’attività commerciale dello stesso Scrugli e delle sue forniture. «Ci siamo limitati ad analizzare il volume d’affari della Naturella Frutta di Antonio Scrugli – spiega il colonnello Migliavacca – con riferimento alle sole forniture di strutture ricettive ed alberghiere, escludendo quindi market e quant’altro. Abbiamo un dato di partenza constatato nel 2012, ovvero un fatturato di 10.500 euro, nel 2015 invece arriviamo a 154.000 euro. Una buona parte di questo incremento, è legato ad alcune strutture ricettive di Capo Vaticano che si sono rivolte, dal 2014, proprio alla Naturella». [Continua in basso]

Domenico Polito

Esaurito questo tema, il colonello Migliavacca si concentra sui rapporti tra i Mancuso e Domenico Polito, ritenuto una figura di riferimento del clan La Rosa di Tropea, la cui assidua presenza nella casa e sul terreno di Pasquale Gallone, condannato in abbreviato a 20 anni quale longa manus di Luigi Mancuso, è stata abbondantemente documentata dal Ros di Catanzaro. Il 28 marzo 2017, in particolare, il Ros captava «una sorta di report, di resoconto, che Polito fa a Gallone in relazione ad una questione che precedentemente aveva affrontato con Tonino La Rosa, referente criminale per la zona di Tropea, secondo le indicazioni che aveva dato, in presenza di Agostino Papaianni (presunto referente del clan Mancuso su Capo Vaticano, ndr), lo “zio”, ovvero Luigi Mancuso. La discussione era una questione legata ad un tale Giuliano che all’asta aveva acquistato un Bed & Breakfast, per un prezzo di un certo valore, parliamo di 700.000 euro, a Tropea».

Agostino Papaianni

In pratica Pasquale Gallone, legittimato da Luigi Mancuso, aveva delegato Agostino Papaianni a “controllare” l’espansione di Giuliano, che avrebbe acquistato la struttura ricettiva sul territorio dei La Rosa. I La Rosa, tramite Polito, da Giuliano avrebbero preteso il pizzo – spiega in aula il comandante del Ros – ma Papaianni avvisava che l’imprenditore, qualora avesse subito pressioni da soggetti diversi da lui, che lo conosceva personalmente, «si sarebbe rivolto ai carabinieri». Ma Domenico Polito insisteva – ricostruisce il colonnello Migliavacca – affinché Agostino Papaianni, che ne aveva una conoscenza diretta, intervenisse sull’imprenditore e «si mettesse a posto».

La deposizione è proseguita sul ruolo di Agostino Papaianni, 72 anni, di Coccorino di Joppolo e su altre vicende estorsive, quindi sulla pervasività dei clan Mancuso e La Rosa tra Ricadi e Tropea.

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