“Costa pulita”, uno scanner contro le cimici per bonificare il covo del boss

Il bar di Nicotera utilizzato da Pantaleone “Scarpuni” Mancuso per ricevere mafiosi, imprenditori e semplici cittadini, veniva bonificato volta per volta dai suoi scagnozzi. Ma non aveva tenuto conto degli accorgimenti utilizzati dagli investigatori.

Il bar di Nicotera utilizzato da Pantaleone “Scarpuni” Mancuso per ricevere mafiosi, imprenditori e semplici cittadini, veniva bonificato volta per volta dai suoi scagnozzi. Ma non aveva tenuto conto degli accorgimenti utilizzati dagli investigatori.

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La conferenza stampa di questa mattina a Catanzaro

Il covo di Pantaleone Mancuso, il bar di Nicotera Marina dove il boss riceveva mafiosi e semplici cittadini, era stato riempito da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza di telecamere e microspie, pronte a registrare tutti gli incontri del capo cosca, ma lui si sentiva tranquillo. Il locale veniva infatti “bonificato” quotidianamente, al fine di neutralizzare eventuali “cimici”, dai suoi uomini, anche attraverso l’utilizzo di uno scanner, sequestrato nel blitz scattato stamattina.

Mancuso non sapeva, però, che gli investigatori non solo erano riusciti a piazzare telecamere e microfoni, ma lo avevano fatto utilizzando una particolare attrezzatura che non poteva essere rilevata in nessun modo.

Il particolare è emerso nel corso della conferenza stampa che si è svolta a Catanzaro sull’operazione “Costa Pulita” contro i clan del Vibonese. A spiegare gli accorgimenti usati nelle indagini sono stati il capo della squadra Mobile di Catanzaro, Nino De Santis, il capo della Mobile di Vibo Valentia, Tito Emanuele Cicero, e il procuratore facente funzioni, Giovanni Bombardieri.

«La cosca ha verificato più volte la presenza di ambientali nel bar – ha spiegato Cicero – anche attraverso l’utilizzo di uno scanner, ma non sono mai riusciti a trovare nulla grazie agli accorgimenti che abbiamo attuato».

In questo modo, è stato possibile riprendere e registrare il boss Pantaleone Mancuso mentre incontrava semplici cittadini e ‘ndranghetisti. Molti gli episodi ricostruiti dagli inquirenti: dall’imprenditore che chiedeva l’autorizzazione al boss anche solo per lavorare a quello che chiedeva di poter buttare materiale di risulta nella discarica comunale, passando per richieste di autorizzazione anche per intraprendere azioni legali tra privati.

Intercettati anche cittadini che si rivolgevano a Mancuso per ottenere un intervento sui crediti vantati nei confronti di altre persone. A questo si aggiungevano gli incontri con i rappresentanti delle cosche per gestire delitti, passaggi di armi, estorsioni e ruoli nelle attività di villaggi e attività economiche. Persino il caffè da utilizzare nei bar veniva imposto dalla ‘ndrangheta, pronta a obbligare tutte le attività commerciali a rifornirsi dalla torrefazione ritenuta vicina al clan. (Agi)