Proseguono a ritmo serrato le indagini da parte della polizia della Questura di Vibo per far luce sui cinque danneggiamenti ai danni di altrettante attività imprenditoriali ubicate nella zona industriale di Vibo Valentia a cavallo con il territorio comunale di Jonadi. Un raid criminale senza precedenti che ha colpito nella stessa notte aziende note e produttive da tempo: Metal Sud, Sud Edil Ferro, Colloca Agricola, Baldo e la Kernel. Dai rilievi effettuati dagli investigatori affiorano intanto le prime certezze: tutti i colpi d’arma da fuoco sono stati esplosi a distanza di tempo ravvicinata gli uni dagli altri nella notte di giovedì, ma nessuno è perfettamente coincidente per orario tra un’azienda presa di mira e l’altra. Ciò escluderebbe quindi – almeno allo stato – la contemporanea presenza di più commandi armati in luoghi diversi per aprire il fuoco contro le attività imprenditoriali finite nel mirino. La pista di un unico commando – a bordo di una o più auto per darsi alla fuga appare ancora da stabilire – è dunque al momento quella più battuta, non essendo sovrapponibili per orario le sparatorie contro le diverse attività imprenditoriali prese di mira. Il secondo elemento in mano alla polizia è, almeno allo stato, la più che probabile ipotesi che l’arma con la quale sono stati esplosi i colpi sia la medesima: un fucile calibro 12. Elementi di non poco conto che portano al momento verso una pista precisa: chi ha premuto il grilletto – e chi ha armato la mano ad una o più persone – aveva intenzione di colpire in rapida successione tutte le aziende finite nel bersaglio.

L’escalation criminale segue in ordine di tempo il ritrovamento il 9 marzo scorso di una bottiglia con liquido infiammabile posizionata in via Bellini a Jonadi all’interno di cantiere dove è in costruzione il nuovo asilo comunale. E’ del 24 gennaio, invece, l’incendio che ha divorato nella notte tre auto parcheggiate sulla pubblica via a Vena di Jonadi: una in uso alla titolare di una farmacia ubicata in una delle frazioni delle Marinate di Vibo, una seconda di proprietà del titolare di una pasticceria ubicata all’ingresso (lato Sud) di Vibo Valentia e una terza in uso ad un giovane del luogo. Qualche giorno prima un incendio è stato invece appiccato nel cantiere della mensa in costruzione alla scuola Buccarelli nel quartiere Affaccio di Vibo, mentre una bottiglia con liquido infiammabile è stata lasciata dinanzi alla porta di ingresso della macelleria Chiarello lungo via Giovanni XXIII, sempre a Vibo Valentia. Due biglietti minatori con la richiesta del pagamento di una “mazzetta” sono stati poi fatti recapitare a fine gennaio ai titolari di due centri scommesse ubicati in via Dante Alighieri a Vibo Valentia.
Altro manoscritto minatorio era stato fatto infine ritrovare anche sul parabrezza dell’auto del costruttore Francesco Patania, alias “Cicciobello”, imputato nel maxiprocesso Rinascita Scott ma uscito assolto in primo e secondo grado nonostante la richiesta di pena a 19 anni di reclusione.

Per far fronte alla situazione, a fine gennaio scorso era stato convocato in Prefettura a Vibo un Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica e nell’occasione il prefetto, Anna Aurora Colosimo, aveva posto l’attenzione sul monitoraggio costante del territorio rassicurando però che, «pur restando alta l’attenzione», non vi era – all’epoca – «nessun allarme. Allo Stato non sfuggono le dinamiche del territorio – aveva dichiarato il prefetto – e in questa sede abbiamo adottato ulteriori controlli mirati, anche alla luce di alcuni recenti “ritorni” sul territorio». Il riferimento era alle numerose scarcerazioni per scadenza dei termini massimi di custodia cautelare nell’ambito del maxi-processo Rinascita Scott.


Da ricordare che a dicembre a finire nel “mirino” era stato a Triparni il presidente del Consiglio comunale di Vibo, Antonio Iannello, con ignoti che hanno esploso colpi di pistola mentre stava parcheggiando l’auto in garage. Restando all’ambito politico-amministrativo, nell’ottobre dello scorso anno i carabinieri e la polizia locale hanno invece assicurato alla giustizia i presunti autori dell’incendio ai danni della dirigente comunale di Vibo, Claudia Santoro, mentre è di pochi giorni fa l’aggressione a bastonate alla Stazione di Vibo-Pizzo ai danni del responsabile dell’Urbanistica del Comune Andrea Nocita.
Ancora più indietro nel tempo – aprile 2025 – cartucce inesplose sono state ritrovate a Vibo dinanzi ad un bar-pasticceria ubicato su corso Vittorio Emanuele III e poi nel posacenere esterno della “Latteria del Sole” in viale Affaccio, mentre nello stesso periodo una bottiglia incendiaria è stata trovata sul cantiere della Europa Sud Srl, sia a Tropea che in quello del Mercato delle Clarisse a Vibo. Ancora più grave l’attentato del 14 marzo dello scorso anno a Tropea, con l’intero parco mezzi della Muraca Srl – ditta addetta alla raccolta dei rifiuti – dato alle fiamme.

I punti di convergenza tra i vari episodi

Non tutti gli episodi criminali – stando alle indagini sulle quali gli investigatori mantengono il più stretto riserbo – rientrerebbero nello stesso contesto criminale. Alcuni dei messaggi minatori potrebbero infatti avere matrice diversa da quella puramente intimidatoria, mentre sulla gran parte dei raid criminali il “filo-conduttore” potrebbe invece essere comune e ad agire – almeno per quanto riguarda il territorio di Vibo ed escludendo quindi la zona di Tropea – vi sarebbe l’identica mano criminale. La zona posta al confine tra i territori di Vibo e Jonadi – stando alle risultanze dell’inchiesta Rinascita Scott – è stata da sempre divisa e contesa tra tre strutture criminali diventate quattro nell’ultimo decennio: il clan Lo Bianco-Barba, l’articolazione nata dalla stessa cosca facente capo al clan Pardea e dalla quale si è staccato un ulteriore gruppo che – stando alle sentenze (sebbene non definitive) – farebbe capo a Salvatore Morelli, Francesco Antonio Pardea e Domenico Macrì, il clan Mancuso di Limbadi e il clan Fiarè di San Gregorio d’Ippona.

Le scarcerazioni e il particolare momento storico

L’escalation criminale degli ultimi mesi coincide temporalmente con numerose scarcerazioni e ritorni in libertà (quasi 50) avvenuti tra la fine del 2025 e l'inizio del corrente anno nell’ambito del maxiprocesso Rinascita Scott. Scarcerazioni “eccellenti” dovute principalmente a due fattori: la scadenza dei termini massimi di custodia cautelare e le decisioni della Cassazione che ha annullato con rinvio alcune condanne, eliminando l’aggravante del finanziamento delle attività economiche con proventi illeciti, pur confermando in molti casi le condanne per il reato principale di associazione mafiosa.
La recrudescenza criminale degli ultimi tempi a Vibo e dintorni segue poi l’autentico grido di dolore da parte di chi ha il “termometro” reale della situazione e negli anni ha ottenuto risultati notevoli nel contrasto al malaffare lavorando sodo, in silenzio e senza inutili “passerelle”: la presidente della Corte d’Appello di Catanzaro Concettina Epifanio, il procuratore generale di Catanzaro Giuseppe Lucantonio, e il nuovo presidente del Tribunale di Vibo Abigail Mellace. Il 16 aprile scorso, infatti – in occasione proprio dell’insediamento della nuova presidente – i tre alti magistrati sono stati tutti concordi nell’invitare la politica alle proprie responsabilità per riportare lo Stato dentro i palazzi di Giustizia ad iniziare proprio dal Tribunale di Vibo: il distretto di Catanzaro è infatti tra i più grandi d’Italia, con sette Tribunali, ma con numeri “assolutamente inadeguati per reggere il carico di lavoro” soprattutto a Vibo Valentia. Qui, più che altrove, del resto, spiccano alcuni dati: la gran parte dei processi più importanti sono finiti negli ultimi anni in prescrizione già nel primo grado di giudizio; l’esercizio dell’azione penale da parte della Procura ha subito notevoli ritardi tra la conclusione delle indagini preliminari e la richiesta di rinvio a giudizio. Basta ricordare, su tutte, l’inchiesta sull’acquisto del palazzo Aterp di Vibo finita in prescrizione dopo ben quattro anni di udienza preliminare, l’inchiesta “Bis in idem” (truffa a enti pubblici), l’inchiesta “Purgatorio 3” (traffico di reperti archeologici), l’inchiesta sui concorsi “pilotati” al Parco delle Serre, la truffa dei falsi braccianti agricoli con ben 106 prescrizioni decretate il 6 ottobre 2023 dal Tribunale di Vibo. Un lungo elenco di procedimenti (è ancora in corso in primo grado il troncone ordinario di Rinascita Scott, per reati senza aggravanti mafiose, con operazione scattata nel dicembre 2019) che la dice lunga sull’efficienza del “Sistema Giustizia” a Vibo Valentia. Tema che è invece quanto mai necessario affrontare attesa ora la concomitante recrudescenza criminale tornata prepotentemente a farsi sentire con ben cinque attentati nella stessa notte.