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Il presunto capo dell’omonimo clan di Filandari aveva chiesto alla Suprema Corte la cancellazione delle aggravanti

Cronaca

La Corte di Cassazione ha dichiarato “inammissibile” il ricorso di Leone Soriano, 51 anni, ritenuto dagli inquirenti a capo dell’omonimo clan vibonese di Pizzinni di Filandari, avverso l’ordinanza con la quela il 23 maggio 2016 la Corte di Appello Catanzaro aveva respinto l'istanza diretta alla revisione della sentenza di condanna emessa a carico dello stesso Soriano il 31 maggio 2012, nonché della sentenza di primo grado emessa dal gip di Catanzaro il 7 Luglio 2010, limitatamente alla sussistenza delle contestate aggravanti mafiose nel reato di estorsione ai danni di un imprenditore di San Costantino Calabro.

Per la Suprema Corte, il ricorso di Leone Soriano deve ritenersi “manifestamente infondato” poiché la giurisprudenza di legittimità ha più volte affermato che la revisione di un’ordinanza è praticabile soltanto se suscettibile di dar luogo ad un proscioglimento del condannato. Inoltre è inammissibile la richiesta di revisione fondata sulla prospettazione di elementi tali da dar luogo, se accertati, non già al proscioglimento, ma al riconoscimento di un trattamento sanzionatorio meno afflittivo, ovvero a una dichiarazione di responsabilità per un diverso e meno grave reato.

Per tali motivi il ricorso di Leone Soriano è stato respinto e lo stesso è stato condannato al pagamento delle spese processuali ed alla somma di 1.500 euro in favore della Cassa delle ammende.

Attualmente nei confronti di Leone Soriano (in foto) è pendente in Appello a Catanzaro anche il processo di secondo grado nato dall’operazione antimafia “Ragno” dopo un precedente annullamento con rinvio ad opera della Cassazione di una condanna a 15 anni per il reato di associazione mafiosa.

 

 

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